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 Meloni, su Siher libero: decisone vergognosa

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31 ottobre, 2026

Stagione 26-27 dell’Orchestra Sinfonica di Milano.4.

Ritorna sul podio il Direttore Musicale per cimentarsi con uno dei pilastri del tardo-romanticismo mitteleuropeo, il mahleriano Das Lied von der Erde. Con lui le voci del mezzosoprano Tanja Ariane Baumgartner e del tenore Norbert Ernst. Auditorium affollato ma non proprio al limite della capienza. Concerto dedicato alla memoria di Mimma Guastoni, per lunghi anni figura preminente nella vita musicale milanese e non solo.

{Proprio alla vigilia di questo appuntamento è stato divulgato un messaggio della Presidente Ambra Redaelli (vedi più sotto) che prefigura una vera e propria rivoluzione nell’assetto del management della Fondazione, con l’obiettivo di garantirne stabilità e sostenibilità a tutti i livelli. Il riferimento all’ewig che chiude il capolavoro mahleriano è assolutamente appropriato, e così mi permetto di estendere la citazione all’ottimistico e beneaugurante verso gli orizzonti risplendono d'azzurro…}

Insieme alle successive Sinfonie 9 e 10 (incompiuta) il Lied forma la cosiddetta trilogia della dipartita, tre opere che suggellano la produzione di Mahler sotto forma di testamento spirituale, prima ancora che estetico. Tutto ciò che il compositore aveva da sempre vissuto dalla prospettiva di acuto e compassionevole osservatore, della Natura e dell’Uomo, evocandolo con la sua musica (i suoni di natura, appunto) ora viene personalmente e intimamente vissuto, e la musica che nasce dalla propria esperienza esistenziale ci lascia un messaggio che è fatto di esaltanti e strazianti ricordi, e insieme di serena rassegnazione all’ineluttabile corso della vita.

Insomma, un accorato addio al mondo, esposto nella chiusura dell’Abschied (e del Lied, in DO), poi in quella della Nona (in RE) e infine della Decima (in FA#): un percorso i cui estremi racchiudono un tritono (!)

Il Tjek ci ha proposto la sua visione del Lied in questo breve video di presentazione del concerto. Prima del quale Oreste Bossini ha tenuto una fulminante conferenza sull’opera, acutamente vivisezionata nei suoi termini musicali ed estetici, messi in relazione con la vicenda umana di Mahler, dopo le disavventure del 1907. [Qui alcune mie note di inquadramento generale del Lied. E qui una piratesca copia del testo fondamentale su Mahler di Ugo Duse, 1973.] 

Devo dire che la prestazione nel suo complesso è stata di buon livello, ma non entusiasmante (tutto è relativo, beninteso, abbiamo ascoltato pur sempre un capolavoro che non può non emozionare…) Le voci (corposa e rotonda quella della Baumgartner, con qualche carenza nella parte bassa della tessitura, squillante e penetrante quella di Ernst) hanno però spesso subito lo strapotere e l’invadenza degli strumenti, il che fa pensare ad una non perfetta messa a punto degli equilibri fra le due componenti del suono. In compenso, le parti più esaltanti dell’esecuzione sono stati i passaggi in cui le voci tacciono, quindi massimamente gli interludi dell’Abschied, dove il Tjek ha mostrato tutta la sua sensibilità interpretativa.

Aggiungo una nota di perplessità sul fronte, diciamo, logistico: far arrivare di volta in volta al proscenio il solista impegnato nel suo turno ha comportato per cinque volte il fastidioso andirivieni dei due dalla postazione di lavoro a quella di… riposo, collocata all’estremità destra del palco.

Sono certo che la replica di domani potrà ulteriormente alzare il livello complessivo della prestazione e in ogni caso a tutti non sono mancati ieri applausi ritmati e ovazioni.
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Messaggio della Presidente Ambra Redaelli

Cari Sostenitori,

è con grande emozione che vi comunico una bellissima e storica notizia per tutti noi: la nostra Fondazione ha finalmente un futuro certo e può ora concentrarsi pienamente sul proprio sviluppo. Con questa ritrovata stabilità, i nostri professori d'orchestra potranno dedicarsi interamente, con il loro costante impegno e sotto la sapiente guida del Maestro Tjeknavorian, al raggiungimento di quei risultati e di quel posizionamento che meritano.
Venerdì sera, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha approvato il Piano pluriennale di riequilibrio che, in continuità con il percorso di risanamento avviato negli ultimi anni, garantisce il conseguimento del pareggio di bilancio e la copertura delle perdite pregresse, creando al contempo le condizioni per una stabilità economica e patrimoniale duratura.

Accanto agli obiettivi di riequilibrio economico-finanziario, il Piano delinea una strategia di sviluppo sostenibile che, a partire dai risultati conseguiti nell'ultimo triennio, punta a sostenere e rafforzare il percorso di crescita artistica della Fondazione, valorizzando ulteriormente la qualità della programmazione, la capacità progettuale e il ruolo culturale dell'Orchestra e di tutti i suoi progetti. È una prospettiva che lega il consolidamento economico all'eccellenza artistica, con l'obiettivo di ampliare il coinvolgimento del pubblico, rafforzare il rapporto con sostenitori e partner e accrescere il contributo della Fondazione alla vita culturale della città e del territorio.

Ed è con profonda commozione che vi annuncio che, con il raggiungimento di questi traguardi per i quali ho combattuto per anni, ho deciso di compiere un passo indietro per consentire la costituzione di una nuova governance dell'Orchestra. Una governance che continuerà a vedere in noi sostenitori un elemento fondamentale e la cifra identitaria unica di questo nostro grande progetto.

A traghettare il passaggio che, tramite l’approvazione del nuovo statuto, consentirà l’insediamento della nuova Governance, sarà Roberto Mazzotta, proprio uno dei fondatori della nostra orchestra nel 1992, al quale vanno i miei più profondi ringraziamenti per aver accettato questo impegno. Ad affiancarlo, assume l’incarico di Direttore Generale, Gianluca Manzo, Direttore Risorse Umane e Organizzazione.

Faccio un passo indietro, ma non mi allontano dalla Fondazione: resto con voi, orgogliosamente come sostenitrice. Ricordo ancora quando, a ventisei anni, versai i miei primi due milioni di lire alla Fondazione. Mi sembrava un gesto enorme ed ero profondamente emozionata all'idea che io, giovane appassionata, potessi con la mia donazione essere parte di questa incredibile avventura. Ho capito allora che non si trattava solo di un sostegno economico, ma di una dichiarazione d'intenti, di una convinzione precisa: la volontà di fare parte di un progetto e di aiutarlo a crescere. Questa resta la cosa più bella, e con gioia voglio continuare a farla insieme a tutti voi.

Grazie per avermi incoraggiata, incalzata, ascoltata e supportata in tutti questi anni. Senza di voi non saremmo mai arrivati a questo traguardo. Domenica sarò al meraviglioso concerto che ci attende. Mahler. Il caso vuole che il finale del Canto della terra si chiuda con un addio, ma anche con quel "ewig" che voglio interpretare come "in eterno", come l'amore che sento per la nostra Orchestra.

Ambra Redaelli
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