Per ricordare i 150 anni dalla nascita (e gli 80 dalla morte) di Manuel De Falla l’Orchestra Sinfonica di Milano propone un programma che affianca due famosi brani del compositore iberico alla più nota sinfonia del nordico Sibelius. Sul podio il 72enne castigliano Victor Pablo Pérez, già ospite in Auditorium tre anni orsono (Schubert e Bruckner).
Il concerto si apre quindi con il più famoso brano da La vida breve, il dramma in due atti del 1913: la prima Danza spagnola. Pérez è noto come esperto di zarzuelas, e qui si trova perfettamente a suo agio: sono meno di 5 minuti di musica trascinante, perfetta per creare la buona disposizione del pubblico (anche ieri abbastanza numeroso) che infatti ha convintamente accolto la prestazione di Direttore e musicisti.
Il
giovane ma ormai affermato pianista russo ce le ha porte – ben assecondato dall’Orchestra
guidata sapientemente da Pérez - con perfetta padronanza dei diversi scenari andalusi
che caratterizzano la partitura, dalle tenui tinte della Generalife, alle
nostalgiche atmosfere della danza lontana e infine all’evocazione di danze
gitane interrotte dagli imperiosi e stentorei interventi del pianoforte, di
pretta marca hidalgica.
Trionfo assicurato per Konstantin, che lo ricambia con due splendidi encore: l’infuocato De Falla (El amor brujo, qui a 5’55”) e poi il pastorale Rameau (5° brano della Suite in RE minore).
Si apre in Allegretto con una leggiadra melodia (forse qualche cinguettante usignolo di Rapallo…) che sfocia però in una rincorsa verso… una palude. Tutto il primo movimento sembra una fantasia di motivi giustapposti fra loro senza alcuna comprensibile narrativa, dove anche la forma sinfonica viene bistrattata assai, cercando effetti a buon mercato, ma, come si usa dire in casi analoghi, sono effetti senza cause, o magari cause che non sortiscono effetti conseguenti.
L’Andante
rubato (RE minore) è un filino più convincente, dove almeno si riconoscono
un paio di idee abbastanza chiare, di natura piuttosto cupa, con qualche
squarcio di RE maggiore.
Il Vivacissimo (SOL
minore) occupa il posto (ed ha una forma eterodossa A-B-A’-B’) dello Scherzo (con Trio, Lento
e soave, in SOLb maggiore, poi ripetuto in RE). Anche qui non manca la
prolissità (nel tema B soprattutto). Nella ripresa A’ si intravede il tema che
la farà da padrone nel Finale.
Il
quale Finale (Allegro moderato, RE maggiore) direttamente attaccato
al movimento precedente, è intriso di ampollosità, prolissità e stucchevole
magniloquenza, insomma di retorica a volte persino insopportabile, e davvero degna
di miglior causa.
Pérez, che debuttò qui con laVerdi nel lontano 2002 dirigendo proprio questa Sinfonia, ha fatto del suo meglio, insieme alla splendida prestazione di tutti, per valorizzarla… Così l’enfatica e pretenziosa conclusione ha portato il pubblico al liberatorio applauso.

