Riecco il pimpante e sempre sorridente (nonostante l’annunciata indisposizione, forse una bronchitella…) Tjek sul podio dell’Auditorium, per offrirci un corposo concerto prevalentemente basato su musiche di balletto.
Il Direttore Musicale, nato a Vienna, ma da genitori di origini armene (come lascia trasparire la desinenza del suo cognome) ha aperto la serata con il più famoso compositore… armeno, Aram Kachaturian, del quale ha assemblato una personale collezione di brani dal balletto Gayane.
Musica
composta in piena WWII - in quel di Perm, Siberia (oggi domicilio
artistico di Theodor Currentzis) dove molti intellettuali sovietici erano
stati deportati trasferiti per ragioni di sicurezza - impiegando buona
parte di quella che l’Autore aveva già composto anni prima per un balletto
intitolato Felicità. A latere, seguendo una prassi consolidata,
Kachaturian non mancò di predisporre ben tre Suite, a partire da alcuni
numeri del balletto. Balletto poi completamente rivisto e ristrutturato – da 4
a 3 atti, musica inclusa - negli anni ’50 e definitivamente consolidato nel ’57
a Mosca.
Il
Tjek ci ha proposto sette numeri estrapolati dalla prima (5) e dalla terza (2)
Suite, mettendo al primo posto proprio il brano più universalmente famoso ed
eseguito, la Danza delle Sciabole, perfettamente funzionale ad eccitare
l’attenzione del pubblico (e agli ultimi spettatori di prender posto…)
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Tjeknavorian
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Suite/numero
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Balletto:
atto/numero
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Danza delle
Sciabole
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3/5
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III/49
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Danza dei
giovani montanari
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3/2
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III/38
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Danza delle
giovani fanciulle delle rose
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1/2
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II/18
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Risveglio e
danza di Aisha
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1/3
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I/13
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Danza dei
montanari
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1/4
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III/37
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Ninnananna (Aisha
e Gayane)
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1/5
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II/24
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Lezginka
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1/8
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I/7
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Ma è proprio quello di Kodály ad essere eseguito qui (credo per la prima volta dall’Orchestra). La caratterizzazione di Concerto si materializza con frequenti interventi di singoli strumenti o di piccoli gruppi (ad esempio due soli violini, viole e celli) che dialogano con altri piccoli gruppi (ad esempio un clarinetto e un fagotto).
Il brano ha una struttura tripartita, con una prima sezione espositiva, nella quale vengono presentati due gruppi tematici: il primo, veloce (Allegro risoluto, 3/4 con alcune battute in 2/4) che nell’incipit ricorda abbastanza scopertamente (piglio e tonalità di RE minore) la terza delle Variazioni su un tema popolare ungherese (Il pavone volò, un lamento per la libertà) composte poco tempo prima:
Ecco poi un secondo gruppo, contrastante, in tempo Largo, 3/2, tonalità FA# minore, con successive modulazioni, protagonisti dapprima un violoncello e poi un clarinetto soli:
Un poderoso climax dell’intera orchestra chiude l’esposizione e porta alla seconda sezione del brano, che possiamo assimilare ad uno sviluppo/ricapitolazione, dove vengono ripresi nello stesso ordine i due gruppi tematici, con numerose variazioni e modulazioni. La coda conclusiva si basa ancora sul primo gruppo tematico, che porta alla secca conclusione in RE minore.
È un brano di grande spessore, che dovrebbe avere più presenza nei programmi delle Orchestre, e bene ha fatto il Direttore Musicale a proporcelo per farcelo apprezzare – grazie alla bravura dei suoi Musikanten - come si merita. Alla fine lui è andato a complimentarsi con tutte le prime parti e con i diversi gruppetti di strumenti che sono protagonisti di questo brano, fra gli osanna del pubblico.
Dal balletto De Falla estrasse due Suites, che racchiudono buona parte (circa i 2/3, come tempo di esecuzione) della musica originale. In particolare, vi sono stati esclusi gli interventi del mezzosoprano.
La Suite n°2 comprende tre numeri, tutti provenienti dalla seconda parte del balletto. Il primo è una seguidilla, La danza dei vicini:
Il secondo numero è una farruca, tratto da La danza del mugnaio:
Chiude la vorticosa Jota che, in DO maggiore, presenta più volte il tema principale e più famoso del balletto:
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Suite
1919
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n°
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Introduzione
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1
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L’Uccello
di Fuoco e sua danza
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2
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Variazione
dell’Uccello di Fuoco
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3
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Ronda
delle Principesse
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4
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Danza
infernale del Re Kastchei
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5
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Berceuse
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6
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Finale
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7
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Mozzafiato l’attacco degli archi bassi con la grancassa, in un pianissimo ai limiti dell’udibile, un cupo tappeto sul quale sono calati gli spettrali accordi dei tromboni, poi le entrate di clarinetti e fagotti, e infine dei corni, a preparare il terreno per l’arrivo del protagonista. E che dire dell’oboe (di Greci) nella cantabilissima (Rimski-ana) Khorovode. E poi la danza - infernale per davvero – di Kastchei. Per non parlare del finale, con l’abbacinante arcata di accordi delle ultime otto battute.
Travolgente tripudio di folla alla fine.
Chi fosse interessato al concerto di ieri può sintonizzarsi in web su RAIPlaySound, dove lo si può ascoltare accompagnato dalla cronaca del sempre affabile Oreste Bossini.









