Ieri
sera al Conservatorio milanese (discretamente affollato) ha preso
l’avvio una lodevole iniziativa della Società del
Quartetto,
consistente
in tre concerti dedicati a musiche del compositore viennese. (Prossimi
appuntamenti l’11 in Auditorium e il 14 ancora al Conservatorio).
Iniziativa cui dà il suo contributo l’Orchestra Sinfonica di Milano, che ha messo a disposizione il suo Direttore Musicale nel duplice ruolo di solista e poi di guida dell’intera compagine strumentale.
Questo primo appuntamento era monopolizzato dal pianoforte di Gabriele Strata, che ha proposto un corposo programma solistico, che alternava due brani dello Schubert (relativamente) giovane a due dello Schubert ormai vicino al traguardo dell’esistenza terrena.
Programma quindi aperto con la giustapposizione del Minuetto in DO# minore D600 e del Trio in MI maggiore D610. Due brani (meno di 7’) che stanno benissimo insieme (come testimoniano anche le relative tonalità…) pur se l’Autore li abbandonò lì, in… ordine sparso. Il Minuetto presenta una lenta melopea, caratterizzata da note lunghe seguite da piccole scale discendenti, mentre il Trio ha un andamento più fluido e mosso.
Strata ha interpretato questo cammeo con grande delicatezza e purezza di suono. Senza alcuna pausa, ecco a seguire i Drei Klavierstücke D946, di fatto altrettanti Impromptu, strettamente legati dalle tonalità: MIb minore > MIb maggiore > DO maggiore.
Il primo è in tre sezioni: un Allegro assai, una specie di saltarello in 2/4, che inizia in MIb minore con divagazioni a SOLb maggiore/minore e da qui a MIb maggiore; un Andante, 4/4, dal tratto più lirico, in SI maggiore con divagazione a FA# maggiore; il ritorno al Tempo I, 2/4, della prima sezione, e chiusura in MIb maggiore.
Il secondo riparte dal MIb maggiore, in Allegretto, 6/8. Struttura A-B-A-C-A. Un motivo cullante, da barcarola, ne occupa, con il controsoggetto, la prima sezione (A). La seconda (B) nella relativa DO minore, è assai corrusca, con semicrome ribattute e accompagnamento ostinato, che sfocia in DO maggiore. La terza sezione (A) torna al primitivo tema in MIb maggiore. Ora ecco la quarta sezione (C) dove cambia il tempo, 4/4 alla breve, la tonalità si porta a LAb minore (7 bemolli in chiave!) e l’atmosfera si fa di nuovo agitata, con raffiche di crome ribattute; la tonalità vira alla relativa DOb maggiore e quindi, per enarmonia, a SI minore! E, sempre per enarmonia contraria, si torna a LAb minore. Il tempo di 6/8 e la tonalità di MIb maggiore ci portano – quinta sezione (A) – alla conclusione.
Il terzo brano (Allegro, 2/4) è di struttura tripartita, con una prima sezione in DO maggiore, dove ascoltiamo un motivo elegante e moderatamente mosso. La parte centrale passa a tempo 3/2, tonalità REb maggiore, e presenta motivi con note lunghe e andamento languente, che si anima un po’ solo alla fine, per passare il testimone alla ripresa del DO maggiore, 2/4 che chiude con due pesanti accordi dominante-tonica.
A parte il disturbo di un inopportuno principio di applauso dopo il primo brano, l’esecuzione è stata vibrante e convincente, specie nel centrale Allegretto, ricco di cambiamenti di atmosfera.
Dopo l’intervallo, ecco il Minuetto in LA maggiore D334 (che è corredato anche dal classico Trio…) Brevissimo cammeo (tre minuti e mezzo) che si presenta con un Allegretto (3/4, LA maggiore) suddiviso in due sezioni da ripetersi: la prima propone un tema cullante, tutto in semiminime che esplorano l’armonia di tonica e dominante; la seconda presenta un controsoggetto appena più screziato, che ritorna poi al motivo principale.
Segue il Trio (3/4, nella dominante MI maggiore) che nell’agogica non si discosta dal Minuetto, apparendo quasi come una sua prosecuzione, ma caratterizzandosi invece per un più corposo accompagnamento nella mano sinistra. Chiude il ritorno al Minuetto (senza i da-capo).
Come per il brano di apertura, anche qui Strata ha ben interpretato l’intimismo e la leggerezza crepuscolare di questo Minuetto.
Strata ha chiuso la serata con la monumentale, massacrante Sonata per pianoforte in LA maggiore D959, penultimo brano di questo genere musicale composto da Schubert che, insieme alla sonata immediatamente precedente e a quella successiva, costituisce l’estremo lascito del compositore, completato a pochi giorni dalla prematura dipartita.
Sono più o meno 40 minuti di musica straordinaria, che inizia con l’Allegro, 4/4, classicamente in forma-sonata, con il primo tema in LA maggiore, scandito da pesanti accordi, poi sviluppatosi in terzine fino a virare a MI minore per un primo ponte, quasi tutto in terzine, che ci porta verso il secondo tema, nella dominante MI maggiore. Anch’esso si muove alternando terzine a note ribattute, sfociando in un nuovo ponte in DO maggiore, che porta alla Coda, ancora in MI maggiore.
Si chiude così l’esposizione (che sarebbe da ripetere…) e inizia lo sviluppo. Inutilmente ci si aspetta la ricomparsa dei due temi in confronto-contrasto fra loro, come da sacri canoni. Tutto lo sviluppo è costituito da nuovi motivi: il primo in DO maggiore, su un basso ostinato di crome ribattute, che poi passano alla mano destra; un nuovo motivo, sempre in DO maggiore e note ribattute sfocia in DO minore; e infine un terzo, in DO maggiore modulante a MI maggiore, chiude lo sviluppo.
La ricapitolazione è canonica: primo tema in LA maggiore, ponte in MI minore, secondo tema che si allinea al LA maggiore del primo, e da qui la tonalità di impianto sostiene anche il ponte verso la coda e la coda medesima.
Ora arriva un Andantino, 3/8, in FA# minore, relativa del LA di impianto della Sonata. Macro-struttura A-B-A’. Si apre con una languida melodia, che (solo momentaneamente) modula alla relativa LA maggiore. Un ponte che da FA# minore modula a RE minore, SOL minore e DO maggiore ci porta verso un drammatico precipitare dell’atmosfera: è la sezione B, in DO minore, agitata (con semibiscrome a profusione) e mutante verso DO# maggiore. Una straziante confessione, che però lentamente ci riporta (A’ e FA# minore) all’atmosfera iniziale, di serena rassegnazione.
Siamo ora allo Scherzo, Allegro vivace, 3/4, LA maggiore. Una fugace oasi di serenità, con le due sezioni (Scherzo e Trio) strutturate alla stessa maniera: una prima melodia, ripetuta (LA maggiore per lo Scherzo, RE maggiore per il Trio) seguita dall’insieme (da ripetersi) di una seconda melodia e del ritorno della prima (DO e LA maggiore per lo Scherzo, LA e RE maggiore per il Trio).
Chiude la Sonata il classico Rondò, Allegretto, 4/4, dalla struttura A-B-A’-C-A’’-B’-A’’’-Coda. Quanto alla tonalità, si muove prevalentemente sul LA maggiore (tema A e sue varianti A’, A’’ e A’’’) salvo il tema B che è nella dominante MI maggiore (poi adeguandosi al LA nella ricorrenza B’). La sezione C, che funge da sviluppo di forma-sonata, è incardinata su DO minore. La Coda è ovviamente in LA, con numerose pause a rompere la melodia, fino all’accelerazione del tempo a Presto.
Davvero rimarchevole, per sopraffina tecnica e sensibilità di approccio, la prestazione del giovane ma già affermato Gabriele, che ci ha poi concesso non uno, ma ben tre bis, aperti da un notturno Chopin, poi con un acquatico Schubert e chiusi da uno swing davvero imprevisto!


