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25 aprile, 2026

Orchestra Sinfonica di Milano – 25-26.22 – Alfred Eschwé austroungarico.

Ad un anno di distanza dal suo esordio sul podio dell’Auditorium, l’arzillo 77enne viennese Alfred Eschwé torna fra noi per dirigere un concerto tutto ambientato nell’Impero asburgico!

Il cammino che la musica ci fa percorrere parte, in modo assai serioso e sostenuto, dalla periferia dell’Impero, l’Ungheria (ma anche un po’ la Romania) di Béla Bartók, del quale ascoltiamo i cinque Magyar képek (Quadri, o scene ungheresi), trascrizioni per orchestra operate attorno al 1930 di brani pianistici provenienti da diverse raccolte di una ventina d’anni più vecchie: 

1. Este a székelyeknél (Una sera in Transilvania)  (Lento rubato - Allegretto)

In forma di Rondò: un primo dolce motivo (Lento) nel clarinetto seguito da uno più spigliato (Allegretto) nel flauto; primo motivo nell’oboe, secondo nell’ottavino; primo motivo in flauto, oboi e clarinetti insieme.

2. Medvetánc (Danza degli orsi) (Allegro vivace)

Rondò spurio, ricco di dissonanze e cambiamenti di tempo, che evoca un orso che danza irregolarmente ai comandi dell’addestratore.

3. Melódia (Andante)

Melopea che nasce nei violini, poi passa ad oboe e clarinetto, quindi torna in viole e celli per poi, dopo un crescendo in orchestra, spegnersi lentamente.

4. Kicsit ázottan (Un po' brillo) (Allegretto rubato)

Era uno dei pezzi favoriti dal Bartók pianista: impersona un tizio alticcio (hic!) che si muove goffamente, canticchia qualche melodia, inciampa e… rutta (la tuba) per poi adagiarsi pesantemente, sfinito, su una panca.

5. Ürögi kanásztánc  (Danza dei porcari) (Allegro molto)

Canzone popolare, dal ritmo incalzante, dominata dagli svolazzi degli strumentini.   


Sono miniature (poco più di dieci minuti in tutto) che ritraggono squarci di vita del popolo, dal sapore ora crepuscolare, ora impertinente, triste o gaio: e ci sentiamo allo stesso tempo il Bartók giovane (quello degli originali, che andava a cercare fra la gente) e il Bartók maturo, che mostra qui la sua maestria nell’orchestrazione.

E il pubblico, non foltissimo ma caloroso, le accoglie con favore.
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Segue musica viennese composta a… Londra! È la Sinfonia 103, quella nota per essere aperta da un Rullo di timpani in MIb. A proposito del quale le edizioni della partitura non concordano, presentando almeno due versioni assai diverse della prima battuta:

Nella parte alta della figura abbiamo la versione più diffusa, sulla quale concordano parecchi editori. Sotto invece è riportata la battuta incriminata come pubblicata nell’edizione critica della Universal (1967).

Nel primo caso abbiamo l’impiego della sola caldaia in MIb, dinamica pianissimo (o piano in alcune edizioni) con forchette a crescere e poi diminuire e durata ad libitum. Insomma, un rumore di fondo più o meno prolungato a creare l’atmosfera indistinta della proverbiale Introduzione lenta (qui richiamante il Dies Irae) tanto cara al compositore. Un esempio dell’interpretazione alla lettera di questa versione lo si trova in questa esecuzione di vonMatacic con l’Orchestra di Zagabria. O anche qui, in Finlandia. E qui, in Israele.

La citata edizione Universal reca invece la dicitura Intrada seguita da dinamica fortissimo e poi da forchetta a diminuire. Il termine Intrada può essere interpretato come libera esibizione (quasi una cadenza solistica) del timpanista, seguita dal diminuendo che la chiude. Ecco un paio di esempi di questa interpretazione, dove l’esecutore suona entrambe le caldaie (MIb e dominante SIb): dapprima il timpanista dell’Orchestra da Camera danese, che si esibisce in qualche esercizio di media portata. Più ambizioso ancora di lui il collega della Radio di Francoforte, che si inventa una vera e propria cadenza virtuosistica. Non gli è da meno un simpatico giapponesino che accoglie pomposamente l’arrivo sul podio del suo Direttore.

Chiudo in bellezza questo tormentone citandone un altro, assai più lungo ed autorevole, del funambolico Dave Hurwitz, che propende decisamente per la seconda interpretazione. 

Ma ovviamente adesso nasce la curiosità: come l’ha suonato il nostro Matteo Manzoni? Beh, lui si è comportato salomonicamente: all’entrata ha esibito un paio di schianti seguiti da una tremenda scarica e da altri colpi in diminuendo; alla ripresa invece si è attenuto alla prima delle due versioni citate, con un perfetto rullo piano-forte-piano.

Eschwé, che ha diretto sfogliando una partitura… tascabile, ce l’ha proposta con grazia e leggerezza proprio settecentesche, e l’Orchestra gli ha risposto alla grande. Memorabile Santaniello nel lungo passaggio solistico dell’Andante. Accoglienza entusiastica per tutti.  

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Ed eccoci quindi arrivati da Londra a Vienna e ovviamente chi ci accoglie – sembra proprio l’evocazione di un Concerto-di-Capodanno! - è il sommo Johann Strauss Jr., del quale ascoltiamo dapprima l’Ouverture dall’operetta Eine Nacht in Venedig; e subito dopo due Polke: la Annen e la Tik-Tak.

L’ingegner Josef Strauss, suo fratello minore, è l’autore dei successivi due lavori, il Walzer Sphärenklänge e poi la Polka-Mazur Aus der ferne. Lo stile ricorda il fratello, ma con una certa dose di maggior… serietà e riservatezza, ecco.

Infine, è tornato Johann con la celebre e indiavolata Tritsch-Tratsch Polka, per chiudere poi la serata con l’austero e pedante Kaiser-Walzer!

Eschwè questa musica la conosce meglio delle sue tasche e quindi la dirige tutta a memoria, provocando in orchestrali e pubblico non uno ma due applausi ritmati. Così dal palco ci regalano come buonanotte anche l’indiavolata Polka Ohne Sorgen

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22 febbraio, 2025

Orchestra Sinfonica di Milano - 24-25.17 – Alfred Eschwé

È un pimpante 76enne viennese il Direttore che questa settimana sale sul podio dell’Orchestra Sinfonica di Milano, per offrirci un concerto che spazia da fine ‘700 a fine ’800, coinvolgendo Haydn, Mozart e Brahms.

Eschwé è uno degli eredi del leggendario Willy Boskowsky (che i diversamente giovani ricorderanno protagonista di 25 edizioni - ’55-’79 - del Concerto di Capodanno) alla guida della Wiener Johann Strauss Orchester, nata 60 anni fa per perpetuare la tradizione straussiana. Insomma, è uno che ha Vienna e la sua musica nel sangue.

Si parte quindi con Haydn, del quale ascoltiamo la londinese Sinfonia n. 94 in Sol maggiore, nota con il nick La sorpresa. Di cui ho tracciato una sommaria descrizione in questo scritto di qualche tempo fa.

Eschwé la dirige con leggerezza, eleganza e leziosità (proprio come fosse alle prese con gli Strauss…) senza però mancare di mettere in risalto le mazzate del timpano che danno il nome alla sinfonia.

E così il pubblico lo ricambia calorosamente.

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Eccoci ora ad un Mozart vocale. È la bella soprano slovacca Slávka Zámečníková (presentatasi con un appariscente abito attillato, a schiena quasi nuda, insomma, una gran… ehm) che interpreta tre arie composte da Mozart per opere non sue (come era consuetudine a quei tempi) o su testo mutuato da quello di un libretto d’opera.

Le prime due arie sono del Mozart ormai al culmine della carriera (Vienna, 1789) e si tratta di arie cosiddette sostitutive per l’opera Il burbero di buon cuore di Vicente Martin y Soler. I Testi (mutuati da Le bourru bienfaisant di Carlo Goldoni) sono di Lorenzo DaPonte.

Sono entrambe cantate da Madama Lucilla, moglie di Giocondo (sempre burbero e irascibile a causa di disavventure economiche) e preoccupata per il suo futuro.

Chi sa, chi sa, qual sia K 582 (Primo atto, scena 14). 4/4 alla breve, forma bistrofa A-B-A, Andante, tonalità DO-SOL-DO maggiore. 

A Chi sa, chi sa qual sia
L'affanno del mio bene?
Se sdegno, gelosia,
Timor, sospetto, amor.

B Voi che sapete, oh Dei!
I puri affetti miei,
Voi questo dubbio amaro

Toglietemi dal cor. 

Vado, ma dove? K 583 (Secondo atto, scena 6). 4/4, forma A-A’ (Allegro) / B-B’ (Andante sostenuto), tonalità MIb-SIb-MIb maggiore (sia A che B).

A Vado, ma dove? Oh Dei!
Se de' tormenti suoi,
se de' sospiri miei
non sente il ciel pietà!

B Tu che mi parli al core,
Guida i miei passi, amore;
Tu quel ritegno or togli
Che dubitar mi fa.

La terza aria è Voi avete un cor fedele K 217, su versi di Carlo Goldoni, tratti dall’opera Le nozze di Dorina di Baldassare Galuppi (primo atto, scena 4). Il testo è stato appositamente adattato per questa aria da concerto, composta da un Mozart 19enne a Salzburg. Nell’opera Dorina esterna ai due spasimanti (Titta e Mingone) i suoi dubbi sulla loro futura fedeltà; nel testo dell’aria il suo interlocutore è soltanto uno.

Il testo si struttura in due strofe (A e B) inizialmente esposte nelle tonalità SOL (Andantino grazioso, 3/4) e (due volte) RE maggiore (Allegro, 4/4). Poi tornano A (Tempo primo) e B (Allegro). È A (Tempo primo) a chiudere l’aria.

A Voi avete un cor fedele
come amante appassionato,
ma mio sposo dichiarato,
che farete? Cangerete?
Dite, allora, che sarà?
Mantenete fedeltà?

B Ah, non credo! Già prevedo,

mi potreste corbellar,
non ancora, non per ora,
non mi vuò di voi fidar.

Beh, la Slávka ha dimostrato che le sue qualità non si limitano al ...fisico, ma anche all’artistico: voce ben impostata, da soprano lirico, ha cesellato le due arie per il Burbero con grazia e pathos; poi, come Dorina, ha anche dato fondo alle sue capacità virtuosistiche e coloraturistiche.

Per lei gran successo e tre chiamate a furor di popolo. 

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Il programma si chiude quindi con il giovine (25 primavere) Brahms e la sua Prima Serenata per Orchestra, l’op.11. Insieme ai primi abbozzi di quello che diventerà il Primo Concerto per pianoforte, le due Serenate (questa, e la seconda per soli fiati) costituirono i primi approcci di Brahms al sinfonismo, che 15 anni più tardi conoscerà la sua lunga stagione (1873, Variazioni Haydn => 1887, Doppio Concerto) che vedrà nascere anche le quattro Sinfonie, il Secondo Concerto per pianoforte, quello per violino e le due Ouvertures, come schematizzato in questo elenco cronologico: 

1855 Primo Concerto Pianoforte
1858 Prima Serenata
1860 Seconda Serenata
1873 Variazioni Haydn
1874 Prima Sinfonia
1877 Seconda Sinfonia
1878 Concerto Violino
1880 Ouverture accademica / Ouverture tragica
1881 Secondo Concerto Pianoforte
1883 Terza Sinfonia
1884 Quarta Sinfonia
1887 Concerto Violino-Violoncello

Questa prima Serenata, a dispetto del classico genere relativamente leggero (vedi Mozart) con Brahms assume infatti robuste caratteristiche quasi sinfoniche (Joachim ne parlò proprio come di una sinfonia): basti dire che il primo movimento consta di un numero di battute (574, da-capo escluso) superiore a quello di tutti i suoi primi movimenti di sinfonia e concerto; e che il solo Adagio dura (a seconda dei direttori, escluso il velocista Chailly) da 12 a 15 minuti, più di metà dell’intera Sinfonia di Haydn (Mahler, è lei?!) 

Seguiamola con un giovane Haitink (1977) e l’orchestra del Concertgebouw:

I. Allegro molto. Forma sonata.

Esposizione: Primo tema, RE maggiore.     
1’52” Secondo tema, dominante LA maggiore.
2’56” Coda secondo tema. [da-capo omesso].
3’19” Sviluppo.
5’58” Ripresa. Primo tema.
6’57” Secondo tema, nella tonica RE maggiore.
8’01” Coda secondo tema e richiamo primo tema.
8’45” Coda. Primo tema variato e… sbriciolato.

II. Scherzo. Allegro non troppo. RE minore. Sezione I.

27” Da-capo Sezione I.
52” Sezione II.
1’49” Un poco ritenuto.
2’06” In tempo.
2’49” Trio. Poco più moto. SIb maggiore.
4’48” Coda del Trio.
5’14” Ripresa Scherzo, Sezione I.
5’40” Sezione II.

III. Adagio non troppo. Forma sonata.

Esposizione: Primo gruppo tematico, SIb maggiore. Parte prima.     
2’22” Parte seconda.
3’41” Secondo tema, dominante FA maggiore.
5’05” Coda.
5’53” Sviluppo.
7’56” Ripresa. Primo gruppo tematico, Parte prima, in SI maggiore.
8’57” Ora in SIb maggiore.
11’02” Parte seconda.
12’00” Secondo tema, nella tonica SIb maggiore.
12’51” Coda (su secondo tema).

IV. Due Menuetti (I-II-I).

Menuetto I. (solo fiati). SOL maggiore. Sezione I.
18” Da-capo Sezione I.
36” Sezione II.
1’01” Da-capo Sezione II.
1’29” Menuetto II. (solo archi). SOL minore. Sezione I.
1’45” Da-capo Sezione I.
2’00” Sezione II.
2’31” Da-capo Sezione II.
3’10” Menuetto I. SOL maggiore. Sezione I.
3’26” Sezione II.
3’54” Coda.

V. Scherzo, Allegro. RE maggiore. Introduzione.

12” Scherzo.
48” Da-capo Scherzo.
1’24” Trio. Sezione I.
1’30” Da-capo Sezione I.
1’36” Trio. Sezione II.
1’49” Da-capo Sezione II.
2’03” Ripresa Scherzo. Introduzione.
2’14” Scherzo.

VI. Rondo, Allegro. Sonata-rondo (A-B-A.C-B-A-Coda). RE maggiore.

Esposizione. Tema A.
1’08” Tema B. LA maggiore.
1’47” Tema A.
2’19” Sviluppo. Tema C. SOL maggiore.
3’04” Ripresa. Tema B. RE maggiore.
3’54” Tema A.
5’23” Coda. 

Come si può notare, a parte la discreta complessità del tutto, troviamo anche alcune (più o meno ardite) deroghe dagli schemi classici, a testimonianza della spinta innovatrice di Brahms, che poi si manifesterà nel resto della sua produzione, giustificando l’attributo di progressivo che il rivoluzionario Schönberg affibbierà al conservatore amburghese.  

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Eschwé (che si è sempre tenuto sul leggio volumetti da pocket-score…) ha saputo coniugare il Brahms romantico e pastorale con quello che guardava con interesse e devozione al primo ottocento (Haydn, Beethoven). L’Orchestra, che in passato aveva affrontato il pezzo solo una volta, e tre lustri fa, gli ha risposto al meglio, con i fiati in gran spolvero e gli archi impeccabili.

Successo travolgente, che il Direttore ha ripagato – commemorando i 200 anni dalla nascita del suo adorato Johann - con la brillante Pizzicato-Polka!