Come
anticipato nel post di presentazione, l’evento
epocale che caratterizza l’edizione 2026 del Festival è l’ingresso ufficiale nel
palinsesto di un’opera di Wagner mai prima rappresentata dentro il Teatro da
lui stesso ideato, fatto costruire e inaugurato nel 1876 con il Ring: trattasi
di Rienzi!
La lunga attesa del tribuno.
Una delle motivazioni che avevano sempre sconsigliato tale opportunità ai discendenti di Wagner responsabili dell’offerta artistica del Festival (la moglie Cosima, poi il figlio Siegfried, la nuora Winifred, quindi i nipoti Wieland&Wolfgang e infine le pronipoti Eva&Kathy) era sempre stata la difficoltà di stabilire se esistesse un corpus di documentazione (libretti, partiture, scritti di Wagner e altro…) su Rienzi, dal quale si potesse ricavare un’edizione sufficientemente authoritative (come usano dire gli anglosassoni) cioè rispecchiante la volontà dell’Autore, da proporre agli ospiti del Festival.
Problemi posti in misura più blanda anche da altri lavori di Wagner antecedenti e posteriori al Ring, ma che Cosima aveva saputo risolvere da par suo, completando quel palinsesto di dieci titoli (partendo da Parsifal e retrocedendo fino ad Holländer) che dal 1901 al 2025 ha tassativamente costituito l’offerta del Festival. Ma fermandosi proprio davanti all’ostacolo Rienzi, da lei pure affrontato nel 1898, insieme a Felix Mottl (con il bizzarro obiettivo di cambiare i connotati all’opera, quasi fosse stata composta nel 1860 e non nel 1840!) ma senza successo. Analogo fallimento sortì nel 1957 l’idea di Wieland Wagner (sperimentata in versione bigino a Stoccarda con Matacic) di accogliere l’opera al Festival, come pure il successivo, timido tentativo di sua nipote Eva.
Oggi finalmente il tabu viene sfatato grazie alla perseveranza di Katharina, che ha uno spiccato senso per il marketing e quindi è costantemente alla ricerca di novità e sorprese per garantire sopravvivenza e futuro all’impresa fondata dal bisnonno. Già nel 2008, nel suo apprendistato da regista, lei aveva messo in scena Rienzi a Brema e poi, nel 2013 (d’accordo con la sorellastra Eva, per celebrare il bicentenario della nascita di Wagner) aveva co-prodotto, con il Comune di Bayreuth, l’esecuzione delle tre prime opere di Wagner (Feen e Liebesverbot, oltre a Rienzi) in un’arena della cittadina bavarese normalmente destinata a concerti all’aperto.
Rienzi o la never-ending story.
La storia di Rienzi è stata davvero travagliata: a partire dal 1837 (primo incontro di Wagner con la traduzione del testo, del 1835, di Lord Edward Bulwer-Lytton) e conseguente ideazione della Grande opera tragica; per proseguire a Riga, nel 1838-39, con il completamento del testo e dei primi due atti, incluso un gigantesco intermezzo (pantomima + balletto); poi ecco – a Boulogne sur mèr - l’abboccamento con Meyerbeer per chiedere la sua intercessione a poter rappresentare l’opera a Parigi; ancora a Parigi (1840) il completamento dell’opera, seguito dallo stallo delle trattative per la sospirata prima e il conseguente ripiegamento (suggerito dallo stesso Meyerbeer) su Dresda (1841); finalmente l’OK di Dresda per la prima assoluta di giovedì 20 ottobre 1842.
Da lì l’opera ebbe una vita costellata da successi in vari teatri del mondo (probabilmente la sua più eseguita, Wagner vivente…) ma accompagnata da continui rimaneggiamenti a causa della sua ipertrofica struttura, che aveva spinto lo stesso Wagner a riprendere più volte in mano (fin dalle primissime repliche a Dresda) questo Grand opèra, senza però arrivare mai a deciderne un assetto definitivo. [Ma pare che fosse ascoltando proprio Rienzi che Hitler (ancora ragazzo) avesse tratto l’ispirazione per la sua futura carriera: si dice avesse ancora con sé il manoscritto originale dell’opera al momento dell’ingloriosa fine, nel bunker di Berlino…]
Il libretto originale (incluse quindi le parti da Wagner tagliate dopo le prime recite) è rintracciabile qui, in tedesco e qui, corredato dalla traduzione italiana di Manacorda.
Le prime edizioni dell’opera apparvero già poco
tempo dopo la prima e furono curate da Carl Friedrich Meser, che
stampò lo spartito voce-piano e successivamente (attorno al 1870) la partitura
d’orchestra, rispecchianti la versione già da Wagner accorciata. La sua impresa
fu rilevata da Adolph Fürstner di cui si conservano lo spartito
(tedesco, inglese, italiano) e la partitura
trilingue, successivamente acquisiti dall’editore Schott, che nel 1974 ha
pubblicato una revisione della partitura (confermando i tagli principali, ma
aprendone alcuni minori) operata da Reinhard Strohm e Egon Voss (Atto I, Atto II, Atto III, Atti IV-V).
Anche grazie a questa nuova edizione, una versione che si sostiene essere abbastanza vicina a quella della prima di Dresda è stata approntata nel 1976 (con la sponsorizzazione dell’Orchestra della BBC, che l’ha registrata) dal Direttore Edward Downes con i musicologi Ernest Warburton e John Deathridge, che hanno creato un mostro della durata complessiva di 4 ore e 40 minuti.
Non è quindi strano che il principale rompicapo che ha assillato tutti coloro che, nel mondo, hanno fino ad oggi messo in scena Rienzi sia costituito dalla scelta dei tagli da apportarvi. Il risultato è che di Rienzi se ne sono ascoltati dal vivo e registrati parecchi, con durate addirittura dimezzate (la citata versione Wieland) o scese fino alle 2 ore e mezza (un altro liofilizzato dell’originale!) Interessante è invece l’incisione del 1976 di Heinrich Hollreiser con la Staatskapelle Dresden, che ha una durata di circa 3 ore e 40 minuti.
Lucrezia.
Sul contenuto preciso di questa versione Bayreuth 2026 di Rienzi, approntata da studiosi e musicologi appositamente chiamati dalla Fondazione del Festival alla storica impresa, si ha, dal sito del Festival, un’informazione abbastanza indicativa, derivabile dai tempi di esecuzione: 2h (atti 1+2); 1h (atto 3) e 1h (atti 4+5), per un totale di circa 4 ore nette (cui aggiungere due intervalli canonici di 50’, per un totale di circa 5h45’). E di circa 4 ore di musica ha scritto la Direttrice Nathalie Stutzmann sulla sua pagina Facebook.
Confrontando i tempi con quelli della citata sedicente esecuzione integrale della BBC, le differenze (leggi: tagli) sembrerebbero quasi esclusivamente da ricondurre ai 40’ della somma Pantomima + Balletto del secondo atto. (Qualche riapertura potrebbe essere stata apportata nel terz’atto, nella scena della maledizione di Adriano su Rienzi, seguita alla cruenta battaglia fra popolo e nobili e conseguente morte del capo dei Colonna).
Perciò, ammesso che l’ipotesi sia corretta, a noi non resta (a mo’ di cazzeggio e per pura curiosità) che ascoltare i dettagli della tagliata Pantomima dalla suddetta registrazione BBC.
Ricordando innanzitutto come questa trovata rappresenti il più smaccato cedimento di Wagner alla moda del grand-opèra, che a Parigi imperversava grazie a Meyerbeer, Halévy, Auber &C. E Wagner decise proprio di strafare, non accontentandosi del solo balletto, ma facendolo precedere da un intermezzo drammatico, una pantomima accompagnata da musiche di scena avente come soggetto Il sacrificio di Lucrezia. Soggetto invero appropriato all’ambientazione romana dell’opera ma anche al parallelo evidente fra la vicenda antica (Lucrezia-Tarquinio) e quella moderna (per i tempi medievali di Rienzi) di Irene e Orsini.
1h41’19” Collatino a Lucrezia: egli deve lasciarla; il re Tarquinio l‘ha invitato a una festa, alla quale l’accompagneranno i suoi amici.
1h41’55” Lucrezia angosciosamente: non la deve lasciare, ella trepida nella sua assenza.
1h42’13” Collatino: egli deve aderire all’invito, perché occorre cullare il tiranno in sicurezza, per rovinarlo con più certezza.
1h42’31” Lei lo scongiura di non lasciarla, almeno per oggi; ella si sente torturata dai più terribili presagi, che sogni orrendi della notte precedente hanno destato in lei.
1h43’06” Collatino la calma: fosse per avventura malata? Ella ha bisogno di riposo, di distrazione. Ordina a Virginia e alle ancelle di vegliarla fedelmente e di distrarla con piacevoli giochi.
1h43’42” Prende teneramente congedo da Lucrezia; ella l’abbraccia con passione. Lui si allontana coi suoi amici; Lucrezia si adagia melanconicamente su un divano.
1h44’15” Virginia si avvicina a Lucrezia con premura e le rivolge una domanda, se voglia permettere a lei e alle sue ancelle di rasserenarla col gioco e con la danza. Lucrezia consente.
1h44’58” Alcune danno di piglio all’arpa, le altre si ordinano a danza.
1h45’11” Danza.
1h50’12” Tarquinio ha fatto la posta alle donne: ad un suo comando erompono armati, che dopo violento contrasto si impadroniscono delle donne e le trascinano via con sé. Lucrezia è svenuta per lo spavento.
1h50’32” Tarquinio è solo con lei; egli la contempla pieno di sfrenato desiderio e cerca di impadronirsi della svenuta. Lucrezia si desta dal suo stordimento; comprende subito la sua terribile condizione, e cerca di fuggire.
1h51’04” Tarquinio la trattiene: ella cerca di respingerlo. Lottano per un certo tempo; spesso ella si libera e cerca di fuggire in diverse direzioni.
1h51’25” Ella cerca con gesti supplichevoli di allontanarlo da sé. Disperata, elle si getta avanti a lui in ginocchio, e lo scongiura supplichevole di risparmiare il suo onore. Tarquinio la rialza e si inginocchia egli stesso davanti a lei. La prega di non contrastare più a lungo il suo desiderio; la sua bellezza gli infonde troppo più grande ardore in lui, di quel che egli non dovrebbe vedere spento.
1h52’39” Ella deve pensare chi egli sia: il dominatore dei Romani, al quale spetta di comandare su tutti e anche su lei.
1h52’49” Lucrezia lo respinge con orrore e con disprezzo. Il che eccita il suo furore; con rude violenza cerca di impadronirsi di lei. Ella si difende disperatamente.
1h52’55” Le sue forze sembrano alla fine soggiacere. Egli l’afferra e la trascina verso il divano. Improvvisamente ella lo respinge di nuovo con violenza: gli ha strappato la spada e minaccia di trafiggersi, se egli non l’abbandoni.
1h53’47” Ciò nondimeno, egli le si fa addosso e cerca di riprenderle la spada. Ella lo respinge e si caccia la spada nel petto con espressione trionfante.
1h54’04 Cade al suolo morta.
1h54’15” Tarquinio resta in piedi, senza movimento, in preda al più profondo turbamento. I suoi armati si avvicinano e gli portano la notizia che ritorna Collatino, accompagnato da un forte numero di suoi amici; lo esortano a fuggire. Egli li segue.
1h55’05” Collatino, Bruto, Virginia e gli amici di Collatino entrano. Virginia si era liberata dagli armati di Tarquinio e affrettandosi a Collatino, lo aveva informato di tutto quanto era avvenuto durante la sua assenza. Essi contemplano il cadavere. Collatino si getta sulla morta con violento dolore. Tutti assistono presi dal più profondo orrore.
1h55’27” Bruto si riprende per primo; rialza Collatino e afferra la spada, con la quale Lucrezia si è trafitta. Con gesto eroico, del quale gli altri stupiscono, Bruto brandisce a due mani la spada verso il cielo, e giura in quest’atto l’abbattimento del tiranno. Egli tende agli altri la spada e li invita a prestare il medesimo giuramento. Tutti, travolti dall’esempio di Bruto…
1h56’58” …giurano su quella spada la punizione della tirannia.
1h57’17” Bruto li invita a rapida attuazione del loro giuramento: essi sono decisi a ricorrere subito ai mezzi estremi. Snudano le loro spade, sollevano il cadavere di Lucrezia e s’affrettano via.
1h57’53” Si presenta Tarquinio accompagnato da armati. Egli è fuggitivo, il suo passo debole e vacillante. Pieno di furore e di orrore, guarda dietro di sé.
1h58’10” I suoi compagni lo invitano a fuggire. Egli si getta a terra con furiosa disperazione e sdegna di fuggire. Finalmente i suoi amici lo inducono a seguirli. Egli guarda indietro ancora una volta: con un gesto come se ormai tutto fosse perduto, getta via il suo diadema e fugge coi suoi compagni.
1h58’40” Bruto, Collatino e le schiere della gioventù romana giungono tutti in armi, inseguendo Tarquinio sulla scena. Bruto li trattiene dal continuare l’inseguimento;
1h59’01” la vittoria è decisa, il giuramento adempiuto, il tiranno annientato e Roma libera.
1h59’35” Bruto invita a deporre le armi e di ornarsi di pacifiche olive, poiché dovrà ora regnare pace e libertà. Ma le armi devono stare sempre pronte, per proteggere la pace e la libertà contro ogni nuovo tiranno. Tutti, con in una mano la spada e nell’altra la corona d’ulivo, giurano di difendere questa con quella.
2h00’45” (fino a 2h20’15”) attacca subito il balletto in quattro parti, che presenta un immaginario scontro fra i Romani dei tempi antichi e quelli dei tempi moderni, con lotte cruente che sfociano, grazie all’intercessione delle donne (!) nel ritorno della Roma del 1300 ai fasti passati.


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