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creare problemi al mondo e… chiedergli di risolverli! 

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03 aprile, 2026

Orchestra Sinfonica di Milano – 25-26.19 – Tjeknavorian in Brahms sacro.

Già dalla scorsa stagione il Direttore Musicale aveva aperto nuovi orizzonti al tradizionale concerto di Pasqua: chiudendo la (meritoria, comunque!) tradizione di Ruben Jais (le due Passioni bachiane) per introdurre opere più… laiche, come il rossiniano Stabat Mater.

Quest’anno è toccato al luterano Ein deutsches Requiem del luterano Johannes Brahms: un vero monumento musicale che impegna allo spasimo orchestra e voci (di solisti e coro). [Qui alcune mie note e curiosità.]

Ieri sera, alla replica della prima di mercoledi, l’Auditorium non era proprio pieno come un uovo, il che può essere dovuto alle vacanze pasquali e al bel tempo… Ma il successo non è certo mancato per tutti.

Positiva sorpresa i due solisti: la trentenne elvetica (ma con radici alle Seychelles…) Chelsea Marilyn Zurflüh, che ha vestito con una voce mozartiana, chiara, penetrante e carezzevole i versi consolatori del n°5; e l’austriaco Alexander Grassauer, voce ben tornita di basso-baritono, che la consolazione ha cercato in Dio e nella redenzione (n°3 e n°6, chiusi dal coro con due colossali fughe).

Poi il Coro di Fiocchi Malaspina, compatto in tutte le sezioni, una compagine che si è rinnovata da poco, ma già mostra di crescere ad ogni nuovo impegno.

L’Orchestra ormai è un corpo unico in perfetta sintonia con il suo Direttore, del quale evidentemente condivide l’entusiasmo nel fare musica insieme.

E il Tjek – che anche ieri ha preferito non fidarsi della sua memoria, segno di grande serietà professionale - ci ha offerto una lettura ispirata, che per me ha avuto la sua vetta nel n°2, dove il Direttore ha marcatamente sottolineato il dolente andamento di marcia (che pure ha un tempo ternario…) sull’amara constatazione della caducità umana, per contrasto, prima con il tempo più mosso che sostiene la serena pazienza dell’attesa del Cristo e poi con l’Allegro non troppo del trionfale fugato che celebra il ritorno a Sion.

Insomma, una grande prestazione collettiva, accolta da lunghe ed entusiastiche ovazioni.