Prima
dell’inizio del settimanale concerto, la Presidente della Fondazione Ambra Redaelli,
l’Orchestra e il pubblico hanno reso omaggio con un minuto di raccoglimento alla memoria di Gianni Cervetti, storico co-fondatore e Presidente
Emerito, scomparso due giorni fa a quasi 93 anni. Ancora lo scorso 24 aprile
aveva assistito, come sempre, dal suo posto 25 in fila 11, al precedente concerto della sua Verdi.
Ha aperto la serata l’Ouverture Karneval di Antonín Dvořák, dove si trovano alterne, vivaci ed estrose apparizioni di varie scene del carnevale, visto come un quadro di danze brillanti e di ritmi policromi, odorosi di aria nativa e campagnola. [Qui alcune mie brevi note sull’opera.]
È
un brano che Meister ha affrontato forse con eccessiva foga (il
suono nei numerosi passaggi dei tutti risultava piuttosto… magmatico, ecco)
ma comunque il pubblico (non proprio foltissimo) ha mostrato di gradire, predisponendo
lo spirito per affrontare il seguito, ben più impegnativo, del programma.
Il titolo del brano si spiega per la sua struttura formale, che ricorda quella abbastanza ibrida di concerti e rapsodie di Liszt: sono due movimenti dove in realtà il secondo ne ingloba almeno quattro. Qualche nota in Appendice.
Davvero
rimarchevole la prestazione della McElravy, che ha saputo valorizzare al meglio
le qualità di questa particolarissima partitura, che coniuga accenti romantici
ad arditezze quasi espressioniste. E anche l’orchestra qui l’ha assecondata al
meglio, nei fitti dialoghi con la viola, come nei passaggi introduttivi o di
ponte fra le lunghe e nobili frasi dello strumento solista.
Meritate ovazioni per lei e per tutti, ricambiate con il romantico (e paganiniano) Capriccio in DO minore di Vieuxtemps.
In ogni caso, accoglienza trionfale.
Seguiamola in questa pregevole interpretazione di Maxim Rysanov con l’Orchestra di Radio Praga (2017).
Si
apre con un Moderato che presenta subito (in flauto e archi) una specie
di motto di quattro note (due seconde minori discendenti a salire di un
semitono) ripreso nel corso del movimento e proprio in chiusura:
Siamo
in tempo di 6/8 e l’Orchestra esegue una lunga introduzione (quasi un minuto)
in una tonalità che si muove dal SIb al FA e dove ricompare (1’11”) il motto, prima che entri la viola
solista (1’51”) per esporre una melodia crepuscolare in SIb, che
successivamente (2’49”, Poco meno) si arricchisce di
spunti vivaci (3’03”) fino a sfociare in orchestra (3’55”,
Tempo I) in una pesante riproposta del motto.
Quasi subito la viola riprende la sua lenta melopea in SIb che si adagia poi su un REb grave, per lasciare spazio alla sola orchestra (4’47”) che prosegue con una sezione caratterizzata da note lunghe e melodia cullante (virante al FA) nei fiati, accompagnate da veloci semicrome degli archi.
Ancora (5’54”, Poco meno) una leggera accelerazione ed ecco il ritorno della viola, che si esibisce in una sorta di cadenza, incalzata via via dal contrappunto orchestrale che la spinge ad un ostinato che stringe vieppiù il tempo.
Il tutto sfocia nel ritorno al Tempo I (6’51”) dove incontriamo nuovamente la prima sezione del movimento, con la viola che, accompagnata con discrezione dall’orchestra, ci conduce verso la fine - attraverso passaggi ancora spigliati (8’17”) - siglata da una nuova presenza del motto (8’48”) e da una breve cadenza solistica (9’00”) fino al SIb conclusivo.
Viola
che espone una melopea dapprima lenta e dolente, in LA minore, che poi piano
piano si addolcisce, passa a DO maggiore e quindi a RE minore, per poi raggiungere
(11’52”) un climax in FA maggiore.
Ora (12’18”) un passaggio del solista in corda doppia suscita reazioni dell’orchestra: senza che il tempo muti, l’atmosfera vene vivacizzata da veloci semicrome della viola, cui l’orchestra oppone irruzioni (12’55”) in metro anapesto, sempre più pesanti, finché l’atmosfera si stempera e la viola (13’17”) riprende le sue veloci semicrome. Ma adesso, in tempo Molto tranquillo (13’42”) ecco il solista attaccare una dolce melodia di sapore popolare, in FA maggiore:
Da
quell’ultimo RE ecco prender forma (14’22”) una transizione
puramente orchestrale, in SOL maggiore, che raggiunge negli archi un climax
(Poco vivo, 14’50”) e subito dopo prosegue (15’12”)
con una Quasi cadenza della viola, in DO minore, interrotta (15’58”,
Poco allegro) da uno schianto orchestrale.
Da qui (16’08”) si ritorna al FA minore, ed è sempre la viola a far da guida, con veloci passaggi di semicrome, anche in corda doppia: assistiamo ad un continuo alternarsi di acceso protagonismo fra orchestra e viola, prima che l’atmosfera si calmi del tutto (18’12”, Andante - molto tranquillo) e la viola intoni ancora una volta il dolce motivo popolare in FA maggiore, che si spegne sognando, accompagnato sommessamente da un ultimo rullo del tamburino.




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