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26 luglio, 2026

Rienzi è approdato sano e salvo sulla verde collina. Radio-ascolto.

Il Festival è entrato nel vivo con la prima del nuovo arrivato in famiglia: Rienzi, versione Bayreuth 2026.

[Per il momento si tratta di un arrivo che non prevederebbe… permanenza, e infatti già nel programma 2027 Rienzi non compare, così come il nuovo Ring a propulsione IA. Tutto è nato dalla mancata realizzazione dell’originario, faraonico progetto di Kathy Wagner, consistente nel celebrare – quest’anno - il 150° anniversario del Festival proponendo per la prima volta tutti i 10 titoli che, dal 1901, compongono l’offerta artistica di Bayreuth (in passato il massimo si era raggiunto 11 volte, nel 1960-62, 1964, 1968-1970, 2022-2025, con 8 titoli). Progetto che non è andato in porto per ragioni prevedibilmente organizzative e finanziarie, il che ha suggerito alla Kathy di limitare a 6 i titoli tradizionali, ma di aggiungere la primizia del Rienzi per dare il dovuto risalto all’anniversario. In futuro i piani prevederebbero di offrire due nuove produzioni, affiancate dalla ripresa di altre: nel 2027 le nuove saranno Parsifal e Lohengrin, affiancate da Tannhäuser e Meistersinger. Staremo a vedere se, dopo le 9 recite di questa primizia, la Kathy deciderà di riproporre ancora Rienzi in futuro. Personalmente non vedrei motivi per non farlo.]

Quanto al contenuto della proposta, mi sento di dire che è un buon compromesso fra l’ipertrofico originale (per quanto se ne sa) e le eccessive riduzioni che spesso snaturano il soggetto. Questa di Bayreuth è una scelta abbastanza equilibrata: vengono riaperti alcuni tagli, fra i quali quello particolare dell’Ouverture, dove il tema principale viene esposto all’inizio per tre volte invece di due come da tradizione. Invece alcuni tagli più o meno inoffensivi (primo e soprattutto secondo atto) hanno consentito di mantenere in vita il Balletto (sia pure in versione accorciata) senza con ciò creare eccessivi appesantimenti e rispettando lo spirito originale dell’opera, che in questo intermezzo musicale aveva uno dei capisaldi, come da capitolato tecnico di un grand-opéra. Anche il terzo atto ha subito abbondanti sforbiciate ma ci ha inaspettatamente offerto la primizia di un breve e delicato Preludio (che contrasta nettamente con l’Allegro agitato che apre l’atto) mai ascoltato prima… credo. La sorpresa più ardita (ma secondo gli amici di Radio Clasica fu un’invenzione di Wieland, anni ’50) è stato l’anticipo della preghiera di Rienzi dall’inizio del quinto a quello del quarto atto! Altri tagli (compensati da riaperture) anche nei due atti finali.

Per ciò che si può giudicare dall’ascolto via… bit mi è parsa un’esecuzione di alto livello, Orchestra (Nathalie Stutzmann) e Coro (Thomas Eitler-de Lint) in testa.

Del cast bene, per me, le due interpreti femminili, a partire dalla solidissima – en travesti - Jennifer Holloway e, subito sotto, la Irene di Gabriela Scherer.

Andreas Schager mi è sembrato piuttosto opaco nell’emissione nei primi due atti, poi si è ripreso abbastanza bene (anche se nel massacrante finale ha sofferto un po’).  

Assai bene Vitalij Kowaljow (Raimondo) e su livelli apprezzabili Andreas Bauer Kanabas (Colonna) e Michael Nagy (Orsini). Hanno degnamente completato il cast Matthias Stier (Baroncelli), Michael Kupfer-Radecky (Cecco del Vecchio) e Victoria Randem (Messaggero di pace).

In conclusione, direi che l’intraprendente Kathy abbia fatto centro.


23 luglio, 2026

Rienzi arriva a Bayreuth.

Come anticipato nel post di presentazione, l’evento epocale che caratterizza l’edizione 2026 del Festival è l’ingresso ufficiale nel palinsesto di un’opera di Wagner mai prima rappresentata dentro il Teatro da lui stesso ideato, fatto costruire e inaugurato nel 1876 con il Ring: trattasi di Rienzi!

La lunga attesa del tribuno.

Una delle motivazioni che avevano sempre sconsigliato tale opportunità ai discendenti di Wagner responsabili dell’offerta artistica del Festival (la moglie Cosima, poi il figlio Siegfried, la nuora Winifred, quindi i nipoti Wieland&Wolfgang e infine le pronipoti Eva&Kathy) era sempre stata la difficoltà di stabilire se esistesse un corpus di documentazione (libretti, partiture, scritti di Wagner e altro…) su Rienzi, dal quale si potesse ricavare un’edizione sufficientemente authoritative (come usano dire gli anglosassoni) cioè rispecchiante la volontà dell’Autore, da proporre agli ospiti del Festival.

Problemi posti in misura più blanda anche da altri lavori di Wagner antecedenti e posteriori al Ring, ma che Cosima aveva saputo risolvere da par suo, completando quel palinsesto di dieci titoli (partendo da Parsifal e retrocedendo fino ad Holländer) che dal 1901 al 2025 ha tassativamente costituito l’offerta del Festival. Ma fermandosi proprio davanti all’ostacolo Rienzi, da lei pure affrontato nel 1898, insieme a Felix Mottl (con il bizzarro obiettivo di cambiare i connotati all’opera, quasi fosse stata composta nel 1860 e non nel 1840!) ma senza successo. Analogo fallimento sortì nel 1957 l’idea di Wieland Wagner (sperimentata in versione bigino a Stoccarda con Matacic) di accogliere l’opera al Festival, come pure il successivo, timido tentativo di sua nipote Eva.

Oggi finalmente il tabu viene sfatato grazie alla perseveranza di Katharina, che ha uno spiccato senso per il marketing e quindi è costantemente alla ricerca di novità e sorprese per garantire sopravvivenza e futuro all’impresa fondata dal bisnonno. Già nel 2008, nel suo apprendistato da regista, lei aveva messo in scena Rienzi a Brema e poi, nel 2013 (d’accordo con la sorellastra Eva, per celebrare il bicentenario della nascita di Wagner) aveva co-prodotto, con il Comune di Bayreuth, l’esecuzione delle tre prime opere di Wagner (Feen e Liebesverbot, oltre a Rienzi) in un’arena della cittadina bavarese normalmente destinata a concerti all’aperto.    

Rienzi o la never-ending story.

La storia di Rienzi è stata davvero travagliata: a partire dal 1837 (primo incontro di Wagner con la traduzione del testo, del 1835, di Lord Edward Bulwer-Lytton) e conseguente ideazione della Grande opera tragica; per proseguire a Riga, nel 1838-39, con il completamento del testo e dei primi due atti, incluso un gigantesco intermezzo (pantomima + balletto); poi ecco – a Boulogne sur mèr - l’abboccamento con Meyerbeer per chiedere la sua intercessione a poter rappresentare l’opera a Parigi; ancora a Parigi (1840) il completamento dell’opera, seguito dallo stallo delle trattative per la sospirata prima e il conseguente ripiegamento (suggerito dallo stesso Meyerbeer) su Dresda (1841); finalmente l’OK di Dresda per la prima assoluta di giovedì 20 ottobre 1842.

Da lì l’opera ebbe una vita costellata da successi in vari teatri del mondo (probabilmente la sua più eseguita, Wagner vivente…) ma accompagnata da continui rimaneggiamenti a causa della sua ipertrofica struttura, che aveva spinto lo stesso Wagner a riprendere più volte in mano (fin dalle primissime repliche a Dresda) questo Grand opèra, senza però arrivare mai a deciderne un assetto definitivo. [Ma pare che fosse ascoltando proprio Rienzi che Hitler (ancora ragazzo) avesse tratto l’ispirazione per la sua futura carriera: si dice avesse ancora con sé il manoscritto originale dell’opera al momento dell’ingloriosa fine, nel bunker di Berlino…]


Il libretto originale (incluse quindi le parti da Wagner tagliate dopo le prime recite) è rintracciabile qui, in tedesco e qui, corredato dalla traduzione italiana di Manacorda.

 

Le prime edizioni dell’opera apparvero già poco tempo dopo la prima e furono curate da Carl Friedrich Meser, che stampò lo spartito voce-piano e successivamente (attorno al 1870) la partitura d’orchestra, rispecchianti la versione già da Wagner accorciata. La sua impresa fu rilevata da Adolph Fürstner di cui si conservano lo spartito (tedesco, inglese, italiano) e la partitura trilingue, successivamente acquisiti dall’editore Schott, che nel 1974 ha pubblicato una revisione della partitura (confermando i tagli principali, ma aprendone alcuni minori) operata da Reinhard Strohm e Egon Voss (Atto I, Atto II, Atto III, Atti IV-V).

 

Anche grazie a questa nuova edizione, una versione che si sostiene essere abbastanza vicina a quella della prima di Dresda è stata approntata nel 1976 (con la sponsorizzazione dell’Orchestra della BBC, che l’ha registrata) dal Direttore Edward Downes con i musicologi Ernest Warburton e John Deathridge, che hanno creato un mostro della durata complessiva di 4 ore e 40 minuti. 


Non è quindi strano che il principale rompicapo che ha assillato tutti coloro che, nel mondo, hanno fino ad oggi messo in scena Rienzi sia costituito dalla scelta dei tagli da apportarvi. Il risultato è che di Rienzi se ne sono ascoltati dal vivo e registrati parecchi, con durate addirittura dimezzate (la citata versione Wieland) o scese fino alle 2 ore e mezza (un altro liofilizzato dell’originale!) Interessante è invece l’incisione del 1976 di Heinrich Hollreiser con la Staatskapelle Dresden, che ha una durata di circa 3 ore e 40 minuti.

 

Lucrezia.


Sul contenuto preciso di questa versione Bayreuth 2026 di Rienzi, approntata da studiosi e musicologi appositamente chiamati dalla Fondazione del Festival alla storica impresa, si ha, dal sito del Festival, un’informazione abbastanza indicativa, derivabile dai tempi di esecuzione: 2h (atti 1+2); 1h (atto 3) e 1h (atti 4+5), per un totale di circa 4 ore nette (cui aggiungere due intervalli canonici di 50’, per un totale di circa 5h45’). E di circa 4 ore di musica ha scritto la Direttrice Nathalie Stutzmann sulla sua pagina Facebook.

Confrontando i tempi con quelli della citata sedicente esecuzione integrale della BBC, le differenze (leggi: tagli) sembrerebbero quasi esclusivamente da ricondurre ai 40’ della somma Pantomima + Balletto del secondo atto. (Qualche riapertura potrebbe essere stata apportata nel terz’atto, nella scena della maledizione di Adriano su Rienzi, seguita alla cruenta battaglia fra popolo e nobili e conseguente morte del capo dei Colonna).

Perciò, ammesso che l’ipotesi sia corretta, a noi non resta (a mo’ di cazzeggio e per pura curiosità) che ascoltare i dettagli della tagliata Pantomima dalla suddetta registrazione BBC.

Ricordando innanzitutto come questa trovata rappresenti il più smaccato cedimento di Wagner alla moda del grand-opèra, che a Parigi imperversava grazie a Meyerbeer, Halévy, Auber &C. E Wagner decise proprio di strafare, non accontentandosi del solo balletto, ma facendolo precedere da un intermezzo drammatico, una pantomima accompagnata da musiche di scena avente come soggetto Il sacrificio di Lucrezia. Soggetto invero appropriato all’ambientazione romana dell’opera ma anche al parallelo evidente fra la vicenda antica (Lucrezia-Tarquinio) e quella moderna (per i tempi medievali di Rienzi) di Irene e Orsini.

Va detto che Wagner si decise subito a toglierlo di mezzo, mantenendo in vita (e pure quello significativamente accorciato) il solo balletto che evoca l’antica romanità come allegoria per la romanità futura, utopisticamente prefigurata dal tribuno.

Quanto a Lucrezia, ho usato il termine sacrificio al posto di stupro poiché, nello script didascalico wagneriano che accompagna la partitura, la virtuosa matrona romana si immola prima di subire l’atto di violenza da parte di Tarquinio.

Ho quindi riportato, a margine del testo (del sommo Manacorda) i minutaggi relativi all’esecuzione completa della BBC.

1h40’17” Fanfara introduttiva, con l’Araldo che presenta il dramma e i suoi personaggi: Collatino, Bruto e giovani romani; Lucrezia, Virginia e donne del seguito di Lucrezia.

1h41’19” Collatino a Lucrezia: egli deve lasciarla; il re Tarquinio l‘ha invitato a una festa, alla quale l’accompagneranno i suoi amici.

1h41’55” Lucrezia angosciosamente: non la deve lasciare, ella trepida nella sua assenza.

1h42’13” Collatino: egli deve aderire all’invito, perché occorre cullare il tiranno in sicurezza, per rovinarlo con più certezza.

1h42’31” Lei lo scongiura di non lasciarla, almeno per oggi; ella si sente torturata dai più terribili presagi, che sogni orrendi della notte precedente hanno destato in lei.

1h43’06” Collatino la calma: fosse per avventura malata? Ella ha bisogno di riposo, di distrazione. Ordina a Virginia e alle ancelle di vegliarla fedelmente e di distrarla con piacevoli giochi.

1h43’42” Prende teneramente congedo da Lucrezia; ella l’abbraccia con passione. Lui si allontana coi suoi amici; Lucrezia si adagia melanconicamente su un divano.

1h44’15” Virginia si avvicina a Lucrezia con premura e le rivolge una domanda, se voglia permettere a lei e alle sue ancelle di rasserenarla col gioco e con la danza. Lucrezia consente.

1h44’58” Alcune danno di piglio all’arpa, le altre si ordinano a danza.

1h45’11” Danza.

1h50’12” Tarquinio ha fatto la posta alle donne: ad un suo comando erompono armati, che dopo violento contrasto si impadroniscono delle donne e le trascinano via con sé. Lucrezia è svenuta per lo spavento.

1h50’32” Tarquinio è solo con lei; egli la contempla pieno di sfrenato desiderio e cerca di impadronirsi della svenuta. Lucrezia si desta dal suo stordimento; comprende subito la sua terribile condizione, e cerca di fuggire.

1h51’04” Tarquinio la trattiene: ella cerca di respingerlo. Lottano per un certo tempo; spesso ella si libera e cerca di fuggire in diverse direzioni.

1h51’25” Ella cerca con gesti supplichevoli di allontanarlo da sé.  Disperata, elle si getta avanti a lui in ginocchio, e lo scongiura supplichevole di risparmiare il suo onore. Tarquinio la rialza e si inginocchia egli stesso davanti a lei. La prega di non contrastare più a lungo il suo desiderio; la sua bellezza gli infonde troppo più grande ardore in lui, di quel che egli non dovrebbe vedere spento. 

1h52’39” Ella deve pensare chi egli sia: il dominatore dei Romani, al quale spetta di comandare su tutti e anche su lei.

1h52’49” Lucrezia lo respinge con orrore e con disprezzo. Il che eccita il suo furore; con rude violenza cerca di impadronirsi di lei. Ella si difende disperatamente.

1h52’55” Le sue forze sembrano alla fine soggiacere. Egli l’afferra e la trascina verso il divano. Improvvisamente ella lo respinge di nuovo con violenza: gli ha strappato la spada e minaccia di trafiggersi, se egli non l’abbandoni.

1h53’47” Ciò nondimeno, egli le si fa addosso e cerca di riprenderle la spada. Ella lo respinge e si caccia la spada nel petto con espressione trionfante.

1h54’04 Cade al suolo morta.

1h54’15” Tarquinio resta in piedi, senza movimento, in preda al più profondo turbamento. I suoi armati si avvicinano e gli portano la notizia che ritorna Collatino, accompagnato da un forte numero di suoi amici; lo esortano a fuggire. Egli li segue.

1h55’05” Collatino, Bruto, Virginia e gli amici di Collatino entrano. Virginia si era liberata dagli armati di Tarquinio e affrettandosi a Collatino, lo aveva informato di tutto quanto era avvenuto durante la sua assenza. Essi contemplano il cadavere. Collatino si getta sulla morta con violento dolore. Tutti assistono presi dal più profondo orrore.

1h55’27” Bruto si riprende per primo; rialza Collatino e afferra la spada, con la quale Lucrezia si è trafitta. Con gesto eroico, del quale gli altri stupiscono, Bruto brandisce a due mani la spada verso il cielo, e giura in quest’atto l’abbattimento del tiranno. Egli tende agli altri la spada e li invita a prestare il medesimo giuramento. Tutti, travolti dall’esempio di Bruto…

1h56’58” …giurano su quella spada la punizione della tirannia.

1h57’17” Bruto li invita a rapida attuazione del loro giuramento: essi sono decisi a ricorrere subito ai mezzi estremi. Snudano le loro spade, sollevano il cadavere di Lucrezia e s’affrettano via.

1h57’53” Si presenta Tarquinio accompagnato da armati. Egli è fuggitivo, il suo passo debole e vacillante. Pieno di furore e di orrore, guarda dietro di sé.

1h58’10” I suoi compagni lo invitano a fuggire. Egli si getta a terra con furiosa disperazione e sdegna di fuggire. Finalmente i suoi amici lo inducono a seguirli. Egli guarda indietro ancora una volta: con un gesto come se ormai tutto fosse perduto, getta via il suo diadema e fugge coi suoi compagni.

1h58’40” Bruto, Collatino e le schiere della gioventù romana giungono tutti in armi, inseguendo Tarquinio sulla scena. Bruto li trattiene dal continuare l’inseguimento;

1h59’01” la vittoria è decisa, il giuramento adempiuto, il tiranno annientato e Roma libera.

1h59’35” Bruto invita a deporre le armi e di ornarsi di pacifiche olive, poiché dovrà ora regnare pace e libertà. Ma le armi devono stare sempre pronte, per proteggere la pace e la libertà contro ogni nuovo tiranno. Tutti, con in una mano la spada e nell’altra la corona d’ulivo, giurano di difendere questa con quella.

2h00’45” (fino a 2h20’15”) attacca subito il balletto in quattro parti, che presenta un immaginario scontro fra i Romani dei tempi antichi e quelli dei tempi moderni, con lotte cruente che sfociano, grazie all’intercessione delle donne (!) nel ritorno della Roma del 1300 ai fasti passati.

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Beh, va riconosciuta a Wagner l’intuizione di impiegare la vicenda di Lucrezia, ma soprattutto di Bruto e Collatino (e il successivo balletto) come allegoria dell’utopistica visione di Rienzi, che sognava il ritorno di Roma (ai suoi tempi davvero precipitata in un abisso di autentica barbarie…) ai nobili giorni della Repubblica.

Purtroppo, i 40 minuti di quell’intermezzo dal sapore settecentesco, che sospende la trama dell’opera, erano (e sono) davvero difficili da digerire, e così a farne le spese fu da subito proprio la povera Lucrezia (e spesso anche i balletti che seguono…)

Radio3 – inspiegabilmente? – diffonderà in diretta solo il Concerto del 25 e il Ring (dal 27) ma non Rienzi del 26 (che sarà trasmesso in differita nelle settimane successive). Per il quale però ci soccorrono la Radio bavarese e la Clasica spagnola…

14 luglio, 2026

I 150 anni del tempio di Bayreuth.

Sono trascorsi 150 anni da quell’agosto del 1876, quando aprì i battenti (con l’esecuzione di tre cicli completi del Ring) il tempio wagneriano nel quale, a partire da allora (con 36 assenze) si sono celebrati 113 Festival.

Quello che sta arrivando è quindi il 114°. Ipotizzando come immutabili per l’eternità le regole relative ai contenuti artistici del Festival - così come definitivamente codificate fin dal 1901 da tale Cosima Liszt vonBülow Wagner - chiunque avrebbe avuto vincita facile scommettendo che il clou di questa fatidica ricorrenza sarebbe stata (come avvenne nel tempestoso 1976 - Boulez-Chéreau) una nuova produzione del ciclo dell’Anello.

Ed in effetti la nuova produzione non manca, e si distingue per l’innovazione, quanto mai di attualità, dell’impiego a piene mani di Intelligenza Artificiale, il che renderà ogni recita diversa dalle altre.

Invece la notizia più sconvolgente di questa edizione del Festival non è, appunto, la nuova produzione dell’Anello, ma un evento che si verifica a Bayreuth, dopo quel fatidico 1876, per la settima volta: un autentico breakthrough, il battesimo nel Festspielhaus di un’opera di Wagner… precisamente di Rienzi!

I sei precedenti furono questi:

- 1882 Parsifal

- 1886 Tristan

- 1888 Meistersinger

- 1891 Tannhäuser             

- 1894 Lohengrin

- 1901 Holländer

Fu la pronipotina Kathy (dal 2009, dapprima in coppia con la sorellastra Eva e poi, dal 2016, in solitaria alla testa del Festival) a maturare l’idea concreta di accogliere il figliol tribun-prodigo nel salotto buono di casa.  

E così, con l’ingresso in questa specie di Walhall di un nuovo eroe (caduto in battaglia? ripudiato dalla famiglia? misconosciuto e bistrattato nel mondo?) Katharina può a buon titolo vantarsi di aver finalmente rotto un tabu che aveva impedito l’impresa ai discendenti di bisnonno Richard avvicendatisi alla testa del baraccone, nell’ordine: la bisnonna Cosima, nonno Siegfried, nonna Winifred, zio Wieland e papà Wolfgang.

Come spiega il testo di presentazione dell’impresa sul sito ufficiale del Festival, un esercito di musicologi e topi di biblioteca ha lavorato per creare quella che viene definita l’Edizione Bayreuth 2026 di questo mostro, del quale non esistono documenti (edizioni di partiture, soprattutto) originali, né testamenti artistici definitivi da parte dell’Autore. Ma su questo punto sarà bene riprendere il discorso più avanti…

Ecco, intanto, la sintesi dell’offerta 2026: si apre tradizionalmente il 25 luglio, ma non con un dramma, bensì con un concerto: l’esecuzione (la settima dal 1933) della Nona di Beethoven (accompagnata dal Preludio dei Meistersinger e dall’entrata dei nobili nella Wartburg dal Tannhäuser) che sarà diretta da colui che detiene il primato di podi a Bayreuth (189 oggi, che saliranno a 202 a fine Festival): Christian Thielemann, che dirigerà anche il nuovo Ring (dal 27 luglio, poi per altri due cicli).

Il 26 luglio ecco quindi la novità del cartellone, Rienzi, diretto da Nathalie Stutzmann, che verrà ripetuto altre otto volte.

Completano il programma le produzioni, già collaudate, dell’Holländer (Oksana Lyniv, 4 recite) e di Parsifal (Carlos Heras-Casado, 4 recite).

Infine, qui le mie solite tabelle statistiche sul mondo della verde collina, già aggiornate a fine Festival-2026.


02 agosto, 2025

Dopo Bayreuth, arriva a Pesaro il ROF-XLVI.

Dopo il convincente Meistersinger (di Gatti…), le conferme del Ring della Young e del Parsifal di Heras-Casado, il Lohengrin di ieri ha chiuso il primo turno di recite a Bayreuth. A proposito, Thielemann, alla ricomparsa del piccolo Gottfried – 5h29’50” - ha fatto cantare a Lohengrin, come sempre lui ha fatto (e come sempre si era fatto ovunque) la parola Führer invece dell’addomesticata Schützer, imposta in passato a Bayreuth dalla tenutaria Kathi Wagner – come qui a 3h17’52” - per ipocrite ragioni pseudo-politiche. La questione era stata alla base dei dissapori fra il Direttore e la stessa Wagner, che ha evidentemente ceduto all’autorevolezza di Thielemann, richiamandolo quest’anno dopo due stagioni di assenza e in più assegnandogli il prestigioso incarico per il Ring del 150°.

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Dal 10 al 22 Agosto Pesaro torna ad ospitare il Festival che dall’ormai lontano 1980 ha cambiato il volto della città rossiniana nel periodo culminante delle vacanze estive.

Frotte di pellegrini arrivano qui dalle parti più remote del globo terracqueo per seguire la rassegna che ogni anno propone (o ri-propone) produzioni di opere del grande Gioachino, impreziosite dalle cure della Fondazione Rossini che ne sta via-via realizzando (manca davvero poco al suo completamento) la cosiddetta Edizione critica.

Dal punto di vista logistico la novità di quest’anno è la… scomparsa dall’orizzonte di quella gigantesca vongola a valve spalancate che rispondeva al nome di Adriatic Arena e, più recentemente, a quello (personalizzato sullo sponsor) di Vitrifrigo Arena. Le tre opere del cartellone principale e il concerto finale saranno ospitati dal glorioso Teatro Rossini e (la sola Zelmira) dall’Auditorium Scavolini (ex-Palafestival di buona memoria) già riportato in servizio lo scorso anno.

Accanto a Zelmira avremo L’Italiana in Algeri e un dittico (La cambiale di Matrimonio accoppiata alle Soirées musicales) più il concerto finale che, invece di musiche rossiniane, ci offrirà quelle composte in onore e cordoglio del Maestro: la Messa per Rossini.

Altra novità di questa edizione: il ritorno dell’Orchestra del Comunale di Bologna (dopo il divorzio del 2017, con conseguente parentesi occupata dall’OSN-RAI) che si farà carico di tre dei quattro eventi principali: l’altro (il dittico) vedrà impegnata la locale Filarmonica Rossini.

I cori saranno affidati a Paolo Veleno che guiderà le masse del Ventidio Basso.

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Zelmira dovrebbe basarsi sull’edizione critica (già impiegata nel 2009, pur essendo ancora in fase di rifinitura a quella data) includendo quindi, in particolare, le due aggiunte fatte da Rossini al second’atto: per Vienna-1822, la nuova aria di Emma (Ciel pietoso, ciel clemente, qui a 8’09”) su versi di Giuseppe Carpani; e per Giuditta Pasta a Parigi-1826, la nuova aria di Zelmira (Da te spero, o ciel clemente, qui a 59’20”) e la successiva scena mutuata da Ermione (comprendente anche la cabaletta Dei, vindici ognor voi siete) aperta (1h03’42”) dal passaggio che Rossini si auto-imprestava per la quarta volta almeno (dopo le ouverture di Eduardo&Cristina, Bianca&Falliero, Mathilde di Shabran…):

Ovviamente tutto cambia rispetto alla precedente produzione del 2009: a Roberto Abbado succede sul podio Giacomo Sagripanti e la coppia di tenori (allora i fenomeni JDF-Kunde) sarà composta da Lawrence Brownlee e Enea Scala, con Anastasia Bartoli nei panni del title-role (allora fu la Aldrich).

La regìa del 2009 (Barberio Corsetti) fu ampiamente contestata, per la discutibile attualizzazione ai giorni nostri e altre assortite amenità. Vedremo come e quanto di meglio saprà meritarsi il mitico Calixto Bieito, che in fatto di immaginifiche visioni non scherza per davvero…

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Italiana: La nuova produzione è affidata all’ormai navigata Rosetta Cucchi, già presente al ROF nel 2018 con una simpatica Adina e nel 2022 con un controverso (perchè di stampo verista) Otello. Oggi il soggetto sembrerebbe prestarsi meglio al primo caso, il che fa ben sperare.

Sul podio ci sarà Dmitry Korchak e in scena terrà banco la decana del Festival, Daniela Barcellona. Mustafà sarà Giorgi Manoshvili al quale auguriamo lo stesso successo di Alex Esposito del 2013. E poi la Elvira di Vittoriana de Amicis e il duo di tenori Gurgen Baveyan / Josh Lovell. 

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Les soirées musicales sono dodici canzoni (4 su testi di Metastasio e 8 di Pepoli) che Rossini compose appena andato in pensione dall’opera, fra il 1830 e il 1835. Gli originali sono per voci e pianoforte, ma qui al ROF verranno presentati (per la prima volta) nella sobria orchestrazione di Fabio Maestri, come aperitivo alla Cambiale.

1. La promessa (Metastasio). Canzonetta (Allegretto in LAb maggiore, 6/8). È una lode che l’innamorato fa delle pupille dell’amata. Non smetterò mai di amarvi, né mai v’ingannerò: poiché siete e sarete il mio fuoco, finchè vivrò.

2. Il rimprovero (Metastasio). Canzonetta (Andantino in SOL maggiore, 3/8). Un innamorato respinto soffre in silenzio, ma l’amata, così crudele, non potrà impedirgli di amarla.

3. La partenza (Metastasio). Canzonetta (Andantino in SOL maggiore, 6/8). Fileno viene abbandonato dalla sua Nice. Vivrà solo di pene, pensando solo a lei. E lei, chissà se si ricorderà di lui…  

4. L’orgia (Pepoli). Arietta (Allegretto in SIb maggiore, 6/8). Inno a Bacco e a Venere!

5. L’invito (Pepoli). Bolero (Allegro moderato in LA minore, 3/4). Accorata invocazione di Eloisa al suo Ruggiero, perché venga finalmente a consolarla.

6. La pastorella dell’Alpi (Pepoli). Tirolese (Allegretto in DO maggiore, 3/4). La bella pastorella offre cibo e fiori a chiunque passi dalla sua casetta. Ma il suo amore… uno solo lo otterrà.

7. La gita in gondola (Pepoli). Bararola (Andantino grazioso in SOL e SIb maggiore, 12/8). Il marinaio invita la bella Elvira a raggiungerlo sulla laguna per provare le gioie d’amore.

8. La danza (Pepoli). Tarantella napoletana (Allegro con brio in LA minore, DO maggiore e LA maggiore, 6/8). È la canzone più famosa della serie, e verrà ripresa nel 1918, magistralmente orchestrata da Ottorino Respighi, come primo numero del suo balletto La boutique fantasque.

9. La regata veneziana (Pepoli). Notturno a due voci (Allegro moderato in DO maggiore, 6/8). In dialetto veneto, Tonio e Beppe si sfidano nella regata e una novizia trepida per il suo bene. In questa nona canzone c’è un motivetto danzante per terze impiegato alla lettera da tale Franz vonSuppè nel 1846 (quindi più di 10 anni dopo la composizione di Rossini) nella sua operetta Dichter und Bauer:

10. La pesca (Metastasio). Notturno a due voci (Andante grazioso in LAb maggiore, 3/8). La bella Nice viene chiamata dall’innamorato a godere la brezza in riva al mare.

11. La serenata (Pepoli). Notturno a due voci (Andantino in SIb maggiore, 12/8). Due innamorati si invitano reciprocamente ad inoltrarsi nella selva oscura, solo amore lo saprà…

12. Li marinari (Pepoli). Duetto (Allegro moderato in SOL minore e maggiore, 6/8). [Questa canzone era piaciuta anche a Wagner.] Due marinari si fanno reciprocamente coraggio nel mare che minaccia tempesta. Ma alla fine torna il sereno e si torna a terra, dalla propria… bella.

Le quattro voci impegnate (tessiture da quartetto SATB) sono tre protagonisti dell’Italiana (De Amicis, Niño e Baveyan) più Paolo Nevi (che compare in Zelmira).

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La Cambiale riprende la speciale e coraggiosa produzione di Laurence Dale (con Gary McCann e Ralph Kopp) del 2020, che fu una vera scommessa… dato che si era in piena emergenza-Covid! Sul podio salirà Christopher Franklin, che succede all’allora quasi esordiente Korchak. 

A Pietro Spagnoli (nel ruolo di Mill) spetterà il compito di ripetere la maiuscola prestazione di allora di Carlo Lepore. Mattia Olivieri non dovrà farci rimpiangere Iurii Samoilov e Paola Leoci dovrà vedersela con il complesso personaggio di Fanni.

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La Messa per Rossini nacque da un’idea di Giuseppe Verdi, un anno dopo la scomparsa del genio pesarese. In queste scarne note, scritte in occasione di un’esecuzione guidata da Chailly alla Scala del 2017, avevo riassunto le bizzarre vicende dell’opera, dalla genesi alla sepoltura e poi alla… resurrezione.

E così oggi questa Messa a 13 mani approda anche al ROF, che significativamente la dedica alla memoria dell’indimenticabile Gianfranco Mariotti, suo padre spirituale e materiale, scomparso nello scorso novembre.

Sarà Donato Renzetti a dirigerla, con le autorevoli voci del citato Korchak e della rampante Vasilisa Berzhanskaya. Caterina Piva, Misha Kiria e Marco Mimica completano il cast.

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Quanto alla diffusione via etere, Radio3 rimane fedele alla tradizione, irradiando le prime tre serate (10-11-12) alle ore 20 (salvo l’ipertrofica Zelmira, che inizia alle 19:00).

Qui le consuete tabelle statistiche relative alle edizioni del ROF.


26 luglio, 2025

Bayreuth: per Gatti buona la prima.

Con le doverose riserve da fare riguardo la qualità dell’ascolto radiofonico, questo mi è parso un esordio abbastanza positivo per questo Festival. E proprio grazie alla concertazione di Gatti, un approccio abbastanza sostenuto, ma scevro da eccessiva enfasi e retorica. Mirabile il Vorspiel per scavo minuzioso del suo contenuto squisitamente sinfonico.

Così come il concertato finale del second’atto, condotto con trasparente chiarezza, laddove spesso si ode un informe e magmatico vulcano sonoro. E poi il Preludio del terz’atto, una cosa da mozzare il fiato, con l’accorata meditazione di Sachs che anticipa strumentalmente il grandioso Wacht auf! cantato poi dal popolo in omaggio al wonnigliche Nachtigall, l’usignolo del Wittenberg, padre della moderna cultura tedesca.

Orchestra e coro sui loro altissimi standard. 

Quanto alle voci principali, personalmente promuoverei il Walther di Spyres e la Eva della Nilsson. Non mi hanno invece incantato né il Sachs di Zeppenfeld, voce quasi sgradevole per un personaggio di grande nobiltà, né il Beckmesser di Nagy, eccessivamente parodistico. Tanto per fare riferimento alla produzione scaligera del 2017, Volle e Werba erano di parecchi gradini al di sopra…

Non male il Pogner di Park, a parte la pronuncia alla barone-Ochs di straussiana memoria. Bene anche il segretario della Gilde, Kothner, impersonato da Shanahan e il David di Stier, con la sua babbiona Magdalene (Mayer al secolo).

Della regia posso solo prendere atto del benevolo giudizio della Susanna Franchi, inviata sul posto da Radio3; ma devo proprio esecrare l’impiego davvero esorbitante di applausi sulla scena, nel finale ritrovo sulla spianata della Pegnitz, ridotto a carnevalata che copriva la musica.   

A proposito di Radio3, trasmetterà in diretta anche i prossimi padre-figlio (Parsifal-Lohengrin) rispettivamente il 30/7 e il 1/8.

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Nel frattempo, è stato annunciato il Festival del 150° anniversario. Tre le novità principali: il 25 luglio sarà la Nona di Beethoven ad aprire la kermesse; poi l’esordio assoluto a Bayreuth di Rienzi (una vecchia promessa, ora mantenuta, della tenutaria Kathi) con ben 9 recite, e il Ring booleano (10010110, che è poi 150 in notazione binaria, impiegata da tutte le diavolerie elettroniche che ci circondano) manco a dirlo affidato al figliol prodigo Thielemann (nei cast manca Alberich!) Completano il palinsesto i già noti Parsifal e Holländermentre resta a riposo proprio il nuovo Meister.