Chiusura
in bellezza della stagione principale dell’Orchestra Sinfonica di Milano,
con il ritorno sul podio di una vecchia conoscenza, Patrick Fourniller,
e alla tastiera dei due fratelli (ma qui separati, salvo... bis!) Jussen. Presente anche il
Coro Sinfonico, a (quasi) completare tutto l’organico musicale della
Fondazione.
Programma
invero sontuoso,
tutto beethoveniano. Si
parte infatti con l’Imperatore! È il maggiore dei due olandesini,
Lucas, a cimentarvisi. Prestazione davvero impeccabile, per mirabile rigore
tecnico coniugato con raffinatezza di tocco e perfetta
intesa con orchestra e direttore.
Scroscianti
applausi e ovazioni per lui, che (ma solo per ora…) non concede bis.
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Ecco
quindi il gran finale, con la Fantasia op. 80, che impegna Arthur
al pianoforte, il Coro di Massimo Fiocchi Malaspina, e sei solisti
(SATB): Bernarda Bobro e Sarah Fox (soprani); Aoxue Zhu (alto), Patrik Reiter e Artavazd Sargsyan (tenori); e Matthias Winckhler (basso).
Giovedi 22 dicembre 1808
il Theater an der Wien ospitò un concertucolo di opere beethoveniane
(una delle cosiddette accademie che i compositori organizzavano per
farsi pubblicità…) avente in programma:
- Sinfonia n°5 e Sinfonia
n°6 (prime esecuzioni);
- Concerto per
pianoforte n°4;
- Aria Ah, perfido!;
- Messa in DO
maggiore (3 movimenti);
- Fantasia corale
op.80 (prima esecuzione).
Solo 4 orette di musica,
che sarà mai… Qui un dipinto di Moritz von Schwind che raffigura una
fase – piuttosto, ehm… disordinata - delle prove della Fantasia:

Il
piccolo seme da cui germoglierà la Fantasia è un Lied giovanile (1795)
intitolato Seufzer eines Ungeliebten (noto come Gegenliebe, Amore
reciproco). E in seguito dal tema della Fantasia nascerà quello, passato alla
storia, dell’Inno alla Gioia della nona:

Seguiamo
un’esecuzione dei Wiener con Lenny Bernstein e Homero
Francesch.
L’articolazione del brano è essa stessa assai bizzarra: (50”) una
lunga (a dispetto delle sole 26 battute) Introduzione del pianoforte
solo, in tempo Adagio (DO minore-maggiore) e in forma di cadenza
concertistica è seguita direttamente dal Finale, che ha una struttura
assai complessa, anticipando (in scala ridotta) quella del finale della nona.
È
aperto (4’01”) in DO minore, tempo Allegro,
dall’orchestra, con i bassi a supportare il pianoforte nella transizione a DO
maggiore (Meno allegro, 5’10”) dove il solista, introdotto
da una lenta fanfara di corni e oboi, espone quello che sarà il tema cardine
dell’opera, derivato dal Gegenliebe, e che successivamente verrà ripreso
da solisti e coro, proprio come avverrà (in proporzioni moltiplicate) nell’Op.125.
Il
pianoforte chiude questo primo intervento con uno svolazzo di biscrome, quindi
si limita ad accompagnare il flauto solo, che gli subentra (6’06”)
presentando una virtuosistica variante (semicrome in luogo di crome) del tema, poi
imitato (6’35”) dagli oboi e successivamente (7’02”)
dai clarinetti, contrappuntati dal fagotto.
Infine
(7’28”) entra il quartetto d’archi, imitando i legni con una
versione più mossa – quasi un controsoggetto - del tema principale, che torna
in grande spolvero (7’56”) con un robusto tutti della sola
orchestra.
Il
pianoforte chiude questa sezione (8’23”) con una lungo ponte che
modula (8’38”) a SOL maggiore e sfocia (9’07”) in
una veloce (sempre più allegro) cadenza che riporta SOL a dominante e
apre (Allegro molto, 9’13”) una sezione di sviluppo in DO
minore caratterizzata da un serratissimo dialogo solista-orchestra.
Sfumato
il quale, ecco un’altra sorpresa, con il solista che modula arditamente (9’43”)
a SI maggiore (!) per riesporre il tema. Quindi fa progressivamente degradare
la tonalità (10’13”) a LA minore, sempre in stretto dialogo con
l’orchestra, preparando la successiva sezione (Adagio ma non troppo, 10’58”)
in LA maggiore. È un passaggio sognante del pianoforte, discretamente
accompagnato da clarinetti, fagotti, viole e celli.
Altra
ardita modulazione (13’54”) a FA maggiore, e passaggio in Marcia,
assai vivace (anche qui si anticipa la nona!) per una nuova
esposizione variata del tema da parte dell’orchestra (quasi alla turca…) Il
solista (14’22”) torna ad interporsi all’orchestra, mentre i…
turchi si allontanano.
Il
pianoforte ancora in primo piano (15’05”) con un mesto ricordo
del tema, riportando la tonalità a DO minore, poi si torna all’Allegro
introduttivo, con i bassi (15’44”) a preparare l‘Allegretto, ma non troppo (quasi Andante con
moto, 16’06”)
che prelude finalmente all’ingresso dei solisti (16’25”) e poi di
tutto il coro.
Siamo
tornati al solare DO maggiore, e ascoltiamo l’inno alla fratellanza di Christoph Kuffner, una pagina breve ma
efficace, da cui Beethoven coglierà più di uno spunto (non ci vuol molto ad
individuarlo…) per musicare – anni e anni dopo – Schiller.
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Il
giovane Arthur si fa valere nella difficile Introduzione solistica, come
nei diversi dialoghi con l’orchestra che caratterizzano il brano. Orchestra
sempre all’altezza della sua fama. Le sei voci soliste e il Coro di Fiocchi Malaspina
danno il loro grande contributo al successo dell’esecuzione, salutata da
ripetuti applausi ritmati.
Prima
dell’ultimo omaggio generale torna sul palco Lucas e si siede a destra di
Arthur sullo sgabello del pianoforte. Insieme ci lasciano con il Bach della Sonatina dall’Actus Tragicus,
trascritta da Kurtág.
Davvero una conclusione di stagione alla grande. Ma l’Orchestra
ora si prepara ad una importante trasferta a Francoforte, dove con Tjeknavorian
porterà i Carmina Burana.