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21 marzo, 2026

Orchestra Sinfonica di Milano – 25-26.17 – Rakitina.

È tutta ambientata in Albione la settimanale proposta dell’Orchestra Sinfonica di Milano, guidata dalla 37enne Anna Rakitina, una persona che concentra in sé tutte le possibili contraddizioni che caratterizzano l’attuale, increscioso stato dei rapporti fra Russia e Ukraina. È nata da padre ukraino e madre russa e musicalmente cresciuta a Mosca, e nel 2022 possiamo ben immaginare in quale dilaniante situazione si sia venuta a trovare, avendo però coraggiosamente preso posizione contro l’invasioneMa evidentemente la musica deve essere per lei un efficace antidoto a queste sventure, a giudicare almeno dal suo atteggiamento positivo, da ragazzina ottimista, e dal sorriso che emana continuamente anche dai suoi occhi.

Quanto al suo approccio direttoriale, è orientato ad essenzialità e rigore; il suo gesto è secco, preciso, quasi scolastico, ed evidentemente l’orchestra lo deve apprezzare assai, a giudicare dal tributo ritmato che le ha riservato alla fine, aggiungendosi alle ovazioni del pubblico.

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Andando a ritroso nel tempo, il primo autore che incontriamo è William Walton, che fino al 1979 continuò ad operare interventi su un suo lavoro iniziato nientemeno che nel lontano 1922, intitolato Façade, uno spettacolo di Intrattenimento (sic) costituito dall’accompagnamento musicale alla recitazione di un ibrido ciclo di poesie in versi (e… versacci) di Edith Sitwell. Walton derivò (1926 e 1938) due Suite puramente strumentali da questo spettacolo, la prima delle quali è stata oggetto dell’apertura del concerto.

Qui una complicata tabella che affianca i titoli dei testi della Sitwell con le diverse versioni dell’opera di Walton, Suite incluse. Abbiamo quindi ieri ascoltato cinque numeri dell’opera, e precisamente:

1. Polka

2. Valse
3. Swiss Jodelling Song 
4. Tango-Pasodoblé. Lento 
5. Tarantella Sevillana

Musica davvero da intrattenimento, assai godibile (proprio perchè ascoltata senza i testi?) che per dieci minuti ha messo il pubblico a suo agio. In vista del successivo lavoro, di più difficile… digestione.

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Due baldi alfieri de laVerdi – Dellingshausen e Amatulli - sono protagonisti del quasi sconosciuto Concerto per violino, corno e orchestra scritto nel 1926 da Ethel Smyth, una compositrice coetanea di Puccini

Un lavoro che cerca di coniugare la fedeltà alle strutture classiche (Brahms…) con la modernità del ‘900, ma anche con un approccio che definirei femminista (e non a caso, se si ricorda la convinta militanza della Smyth nel movimento delle suffragette!) In effetti, ascoltando questo Concerto si resta quasi a disagio, un po’ come di fronte ad un arbitro di calcio di Serie A di sesso femminile, e ci si domanda (maschilisticamente…): ma ha l’esperienza e le capacità adeguate al ruolo? E viene il dubbio che la scarsissima attenzione riservata a questo lavoro e in generale alla produzione della Smyth sia stata e sia condizionata dal suo essere femmina.

Devo dire che i due solisti di casa, i colleghi che li accompagnavano e la Direttrice hanno dato il meglio di sé per valorizzare questo lavoro e il pubblico ha tributato a tutti applausi in misura assai superiore a quella che in genere si definisce pura… cortesia. Così i due ci hanno presentato una nuova primizia, tutta fatta in casa: un brano virtuosistico composto proprio per loro da Nicola Campogrande, un bell’esempio di collaborazione fra l’Orchestra e il Compositore in residenza!     

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Ha chiuso la serata Edward Elgar con la celebre Enigma Variations op. 36, del 1899. Sulle ipotesi, supposizioni, interpretazioni dell’enigmatico titolo si sono scritti fiumi d’inchiostro; io, più modestamente, in passato ho cercato di riassumere la questione nei suoi termini essenziali (mi scuso per un paio di link a youtube che sono andati a meretrici… cose che capitano nella giungla webbica.)

La simpatica Anna ha trascinato tutti in un’esecuzione rimarchevole, mettendo in risalto tutte le sfaccettature dei diversi personaggi musicalmente e magistralmente evocati dall’enigmatico compositore albionico. Successo colossale.