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07 marzo, 2026

Orchestra Sinfonica di Milano – 25-26.15 – vanSteen-Bohren.

Ancora un concerto di impaginazione insolita (a dispetto della macro-struttura tradizionalmente tripartita) per l’Orchestra Sinfonica di Milano. Lo dirige il 70enne olandese Jac vanSteen accompagnato, per il brano solistico, dal 38enne violinista elvetico Sebastian Bohren.

I primi due brani in programma sono apparentati da un qualche legame… arboreo: il breve passo wagneriano dal Siegfried (cosiddetto Waldweben, letteralmente il muoversi della foresta, noto anche come Incantesimo della foresta) e L’albero dei sogni di Dutillieux.

Il primo era appena risuonato (giovedi sera) alla Scala nell’ambito del primo ciclo del Ring, accompagnando il fantasticare di Siegfried sulla madre e sulla femmina-umana

Ascoltandolo fuori dal contesto se ne ricava sempre (parlo per chi conosce questa musica come componente di un corpo immensamente più grande) una sensazione di generica gradevolezza accompagnata però da in senso di rimpianto per tutto ciò che la precede e la segue (e poi mancano le voci…) ma va bene così, sperando che almeno serva ad avvicinare nuovi adepti al mondo wagneriano.

Il secondo fu composto una quarantina d’anni fa da un Henri Dutilleux rimasto incantato dalla contemplazione di grandi alberi che sviluppano le loro fronde, così come la musica è in grado di sviluppare temi e motivi per successive germinazioni. Ne uscì un Concerto per violino e orchestra (non per nulla dedicato al sommo Isaac Stern) in quattro movimenti, con tre Interludi di separazione/collegamento (analogamente a quanto fatto per il Concerto per violoncello dedicato a Rostropovich).

Qui una dotta esegesi dell’opera e della figura di Dutilleux, a cura di Carlo Boccadoro.

È un’opera nata dopo la temperie post-bellica che aveva avuto il suo centro a Darmstadt, ma sembra quasi composta ai tempi della prima (non della seconda) guerra mondiale, quando la musica occidentale si dibatteva nella crisi del tardo-romanticismo e ancora la rivoluzione della serialità non aveva preso piede.  

Primo movimento. Librement. Dopo l’inizio lento, protagonista il violino, accompagnato da pesanti risposte dell’orchestra, subentrano passaggi più agili, caratterizzati da figurazioni agitate del violino cui l’orchestra risponde sempre più aggressivamente, fino a creare un climax che poi sfocia direttamente nel primo…

Interludio: aperto da una breve e concitata figurazione del clarinetto, subito seguita da interventi di glockenspiel, vibrafono, arpa e pianoforte a creare un’atmosfera tipica di un carillon. Ancora il clarinetto guida il progressivo ingresso dei fiati e poi dell’intera orchestra che si anima sempre di più, fino all’entrata del violino che, in tempo Largo attacca con figurazioni dapprima in corda doppia e poi si libra in rapidi svolazzi di semicrome e biscrome. Il solista mantiene ancora il centro dell’attenzione con puntillistici passaggi in pizzicato e trillo, fino alla fine dell’Interludio, il cui tempo, ora fattosi Vivo, introduce il…

Secondo movimento. Vif. È caratterizzato da una continua verve che accompagna il filo del discorso tenuto dal violino solista con interventi ora moderati, ora impertinenti delle diverse sezioni dell’orchestra, in un’atmosfera sempre più incandescente. Arriva quindi un nuovo…

Interludio. È l’orchestra a farla da padrona, con continue folate di suono, protagonisti a turno i fiati e gli archi supportati da percussioni e tastiere. Il solista fa la sua comparsa allo spegnersi dei fiati prima e degli archi dopo, avviando la conclusione dell’Interludio in Presto, con stretti ondeggiamenti ed una breve cadenza chiusa da un’altra serie di trilli. È ancora il clarinetto a preparare il passaggio al…  

Terzo movimento. Lent. È incardinato sul delicato dialogo fra il violino solista e l’oboe d’amore, supportato con discrezione dall’orchestra, che si fa più densa nel suono solo verso la fine, in vista del nuovo…

Interludio. Lo introduce ancora il clarinetto, subito seguito dall’oboe. A questo punto segue una fase in cui gli strumentisti eseguono un passaggio di vera e propria accordatura, proprio come quando si preparano ad iniziare il concerto. Ciò serve ad introdurre il…

Quarto movimento. Large et animé. È un finale in cui il violino solista la fa da padrone, spalleggiato a dovere da tutta l’orchestra, che lo accompagna verso un’oasi di respiro e poi fino ad un’autentica apoteosi.

Ecco… è una musica certamente non facile da capire e di non immediata presa sull’orecchio, ma devo dire che Bohren e vanSteen ce ne hanno fatto apprezzare l’inventiva e l’originalità, raccogliendo meritati applausi dal non oceanico pubblico che ieri abitava l’Auditorium.

Come ringraziamento Bohren chiama ad affiancarlo la spalla Dellingshausen e con lui ci delizia con il 24° dei 34 duetti per violini di Luciano Berio, intitolato ad Aldo (Bennici) che cita la melodia popolare siciliana E si fussi pisci. Poi Sebastian invita tutti a tornare domenica! 

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Ha chiuso la serata Igor Stravinski con la versione 1947 della Suite da Petruška. [Qui poche righe introduttive su questo brano, che laVerdi ha eseguito spesso e volentieri.]

VanSteen – Direttore navigato e di solida preparazione - l’ha diretta con grande autorevolezza, gesto ampio ma mai eccessivo, e l’accoglienza è stata davvero calorosa, per lui e soprattutto per i ragazzi che si sono davvero superati in questa impervia partitura.

Chi fosse interessato alla registrazione e al commento dell’inossidabile Gaia Varon, collegata con Bossini, può seguirla su RayplaySound.