Una
nuova produzione di Nabucco ha preso
contatto con il pubblico ier sera al Piermarini.
Si è trattato di una novità assoluta (?!) perché mai prima di ieri alla Scala si erano udite le note del cosiddetto Divertissement (un siparietto, in sostanza…) che Verdi compose ad uso e consumo degli incontentabili quanto ignoranti belgi nel 1848, per poi pudicamente archiviarle in un… baule a Sant'Agata. Occasione che il topo di biblioteca Chailly non si è fatto sfuggire, per poter lasciare l’ennesima, ultima personale impronta (aka… pisciatina di cane, trattandosi di articolo tipicamente da relegare a bonus-track di un CD) nella storia del Teatro.
Sono una decina di minuti di musica, infilati dopo il coro È l’Assiria una Regina (che apre la Parte Terza, Profezia) eseguiti per la prima volta - dopo quel lontano 26 settembre 1848 a Bruxelles - al Festival Verdi di Parma del 2021, ma attenzione: come brano di un concerto-antologia di musiche verdiane assortite, non certo all’interno dell’Opera, dentro la quale – ieri è stato lampante! - francamente fanno solo sorridere…
Insomma,
un’opera del pieno romanticismo inquinata da un intermezzo di provenienza
sei-settecentesca che qui ci sta un po’ come i cavoli a merenda, falsamente
giustificato dal nome che direttore e regista gli hanno scovato, Semiramide:
uno spettacolo-nello-spettacolo (cui la stessa Netrebko si è prestata come protagonista)
oltretutto con tratti collaterali ridicoli (la-bella-e-la-bestia!) Si dirà: ma
in fin dei conti Verdi si lascerà spesso e volentieri convincere a integrare le
partiture dei suoi drammi con intermezzi ballabili. Vero, ma lo farà sempre programmaticamente
e a ragion veduta, mentre qui è un Verdi ancora in cerca di fama all’estero,
che lo aveva dovuto accettare obtorto-collo in terra straniera una volta,
ma mai più si era sognato di riproporlo in vita sua, facendolo sparire, nascosto
accuratamente agli occhi di curiosi e… avvoltoi.
Ecco, questa operazione di Chailly corona purtroppo una serie di scoperte (penso alle cinque battute dell’Attila scritte da Rossini…) che recano ben scarso valore aggiunto all’opera, quando non la indeboliscono, come in quest’ultimo caso. Il Direttore, osannato negli intervalli, chissà perché non si è esposto ad un’uscita singola alla fine: dapprima è apparso in mezzo ai cantanti ad una riapertura di sipario, dopo le uscite di coro e protagonisti, evitando la solita chiamata della primadonna (di cui invece è stato regolarmente gratificato il regista con il suo team) e poi, alle ultime uscite dal sipario chiuso, si è sempre mescolato ai cantanti. Solo un caso?
Le voci erano forse quanto di meglio oggi si possa chiedere al mercato: l’inossidabile Anna Netrebko, perfetta personificazione dell’altera, vendicativa e… innamorata Abigaille; e poi Luca Salsi, feroce, sfrontato, barbaro e blasfemo, poi atterrito, impazzito, di nuovo protervo e infine convertito: il tutto esposto con la massima efficacia e portamento di voce. [Anche per lui c’è lo zampino di Chailly, che – come annunciato in anticipo – ritarda di una battuta piena lo scoppio del fulmine, perché la parola Dio, pronunciata dal Re, sia perfettamente udibile e non coperta, appunto, dal fulmine. Anche su questa trovata si potrebbe discutere all’infinito…]
Michele Pertusi ha splendidamente messo la sua voce ancora intatta al servizio della solenne e imponente figura di Zaccaria, mirabilmente accompagnato nelle sue preghiere dal violoncello di Sandro Laffranchini (protagonista anche in... Semiramide).
Francesco
Meli
qui ha una parte di rilievo relativo, poche occasioni da classico tenore
protagonista: e da essa mi sembra si sia fatto fin troppo condizionare, cavando
fuori una prestazione senza infamia e senza lode, ecco.
Chi si è fatta ben valere è stata invece Veronica Simeoni (già nel ruolo di Fenena nella penultima apparizione dell’opera in Scala, 2013) che ha valorizzato al meglio la figura della figlia del Re assiro che ne innesca tutto il processo di conversione alla religione di Geova.
Onorevoli le prestazioni di Simon Lim (Gran Sacerdote), Haiyang Guo (Abdallo) e Laura Lolita Perešivana (Anna).
Per tutti, applausi e ovazioni, con punte per la divina Anna, Salsi e Pertusi.
L’opera
si apre in un Tempio ormai già distrutto e incendiato, ben prima dell’arrivo
dei barbari assiri (?) E lì in effetti arriva Nabucco, guidando un’avveniristica,
tecnologica triga. Lo stesso sfasamento ambientale torna nella parte
seconda dove, invece dello sfarzo degli appartamenti babilonesi, vedremo un cupo
ambiente da archeologia industriale (scala a chiocciola conica, altre scale di
ferro arrugginito) nel quale si compie alla fine il miracolo del fulmine che
abbatte Nabucco.
Nella terza parte quell’ambiente tetrissimo viene improvvisamente illuminato dall’avanzare, dal fondo, del coloratissimo teatrino di Semiramide, dove prende corpo il divertissement, dopo il quale assistiamo allo scontro Nabucco-Abigaille. Il Va’ pensiero è cantato in un ambiente vuoto e desolato (come in quasi tutti gli allestimenti dell’opera).
L’ultima parte è ancora ambientata in quell’ambiente tetro della reggia di Babilonia, nel quale irrompe (come all’inizio) il ringalluzzito Nabucco, sempre in triga! Alla fine Abigaille suicida diventa un mucchio informe avvolto dalle fiamme.
Un
gran cupolone – talvolta di vetro azzurro istoriato, talaltra come struttura
lignea o muraria, sovrasta di tanto in tanto la scena (con significanza laica e/o
religiosa, Pantheon?)
I costumi dei potenti assiri sono lussuosi e sfarzosi; i poveri ebrei ovviamente sono vestiti di stracci, ancor prima di esser posti in cattività.
Figuranti vengono impiegati per mimare scene di violenza (gli assiri che sottomettono gli ebrei) e come contorno al teatrino di Semiramide. Un acrobata, controfigura di Nabucco, cammina sul filo e poi scivola, aggrappandovisi: simula con ciò lo stato d’animo in cui il Re si dibatte, preparandosi al finale.
Efficace,
quanto meno nel rispetto delle scelte registiche relative agli ambienti, l’uso
delle luci.
Abbastanza efficace mi è parsa anche la gestione scenica dei protagonisti e delle masse, il che mi porta a definire questo un allestimento tutto sommato non disprezzabile, che anche il pubblico ha mostrato di gradire, a giudicare dalla positiva accoglienza riservata al team registico.
In sostanza, che dire? A parte la discutibile presenza di… Semiramide, ottimo lavoro!


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