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14 luglio, 2026

I 150 anni del tempio di Bayreuth.

Sono trascorsi 150 anni da quell’agosto del 1876, quando aprì i battenti (con l’esecuzione di tre cicli completi del Ring) il tempio wagneriano nel quale, a partire da allora (con 36 assenze) si sono celebrati 113 Festival.

Quello che sta arrivando è quindi il 114°. Ipotizzando come immutabili per l’eternità le regole relative ai contenuti artistici del Festival - così come definitivamente codificate fin dal 1901 da tale Cosima Liszt vonBülow Wagner - chiunque avrebbe avuto vincita facile scommettendo che il clou di questa fatidica ricorrenza sarebbe stata (come avvenne nel tempestoso 1976 - Boulez-Chéreau) una nuova produzione del ciclo dell’Anello.

Ed in effetti la nuova produzione non manca, e si distingue per l’innovazione, quanto mai di attualità, dell’impiego a piene mani di Intelligenza Artificiale, il che renderà ogni recita diversa dalle altre.

Invece la notizia più sconvolgente di questa edizione del Festival non è, appunto, la nuova produzione dell’Anello, ma un evento che si verifica a Bayreuth, dopo quel fatidico 1876, per la settima volta: un autentico breakthrough, il battesimo nel Festspielhaus di un’opera di Wagner… precisamente di Rienzi!

I sei precedenti furono questi:

- 1882 Parsifal

- 1886 Tristan

- 1888 Meistersinger

- 1891 Tannhäuser             

- 1894 Lohengrin

- 1901 Holländer

Fu la pronipotina Kathy (dal 2009, dapprima in coppia con la sorellastra Eva e poi, dal 2016, in solitaria alla testa del Festival) a maturare l’idea concreta di accogliere il figliol tribun-prodigo nel salotto buono di casa.  

E così, con l’ingresso in questa specie di Walhall di un nuovo eroe (caduto in battaglia? ripudiato dalla famiglia? misconosciuto e bistrattato nel mondo?) Katharina può a buon titolo vantarsi di aver finalmente rotto un tabu che aveva impedito l’impresa ai discendenti di bisnonno Richard avvicendatisi alla testa del baraccone, nell’ordine: la bisnonna Cosima, nonno Siegfried, nonna Winifred, zio Wieland e papà Wolfgang.

Come spiega il testo di presentazione dell’impresa sul sito ufficiale del Festival, un esercito di musicologi e topi di biblioteca ha lavorato per creare quella che viene definita l’Edizione Bayreuth 2026 di questo mostro, del quale non esistono documenti (edizioni di partiture, soprattutto) originali, né testamenti artistici definitivi da parte dell’Autore. Ma su questo punto sarà bene riprendere il discorso più avanti…

Ecco, intanto, la sintesi dell’offerta 2026: si apre tradizionalmente il 25 luglio, ma non con un dramma, bensì con un concerto: l’esecuzione (la settima dal 1933) della Nona di Beethoven (accompagnata dal Preludio dei Meistersinger e dall’entrata dei nobili nella Wartburg dal Tannhäuser) che sarà diretta da colui che detiene il primato di podi a Bayreuth (189 oggi, che saliranno a 202 a fine Festival): Christian Thielemann, che dirigerà anche il nuovo Ring (dal 27 luglio, poi per altri due cicli).

Il 26 luglio ecco quindi la novità del cartellone, Rienzi, diretto da Nathalie Stutzmann, che verrà ripetuto altre otto volte.

Completano il programma le produzioni, già collaudate, dell’Holländer (Oksana Lyniv, 4 recite) e di Parsifal (Carlos Heras-Casado, 4 recite).

Infine, qui le mie solite tabelle statistiche sul mondo della verde collina, già aggiornate a fine Festival-2026.