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14 febbraio, 2026

Orchestra Sinfonica di Milano – 25-26.12 – Gamzou (Mahler).

Il concerto di questa settimana dell’Orchestra Sinfonica di Milano è monopolizzato dall’ultima, incompiuta sinfonia (la Decima) di Gustav Mahler. Che qui è stata diretta dal 38enne israelo-statunitense Yoel Gamzou (già due volte gradito ed applaudito ospite dell’Auditorium negli ultimi tre anni) che ne ha anche curato (tra il 2003 e il 2010) il completamento. 

Prima del concerto – che, per qualche valido motivo, non sarà replicato domani, come da programma - la massima autorità mahleriana vivente (Quirino Principe) ci ha elargito la sua smisurata sapienza sull’argomento o, per meglio dire, su ogni sua connessione, anche… pindarica, con fenomeni spazianti su secoli di musica, di filosofia e di estetica.

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In questi ultimi decenni si sono susseguite diverse operazioni di rendering (letteralmente: rendere udibile al largo pubblico) di questo estremo lascito mahleriano, purtroppo forzatamente abbandonato dall’Autore (causa… scomparsa) in uno stato di assoluta ineseguibilità. Ho sommariamente riassunto - in uno di questi scritti - lo stato dell’arte di queste iniziative, con particolare riferimento a quella di Derick Cooke, anni ’60 del ‘900, che è quella che ha… fatto scuola. Iniziative delle quali Gamzou è solo uno dei protagonisti. Oltre ad inciderlacon la sua International Mahler Orchestra, Gamzou (che fu uno degli ultimi allievi di Giulini, qui in Italia) l’ha anche più volte diretta, come qui a Kassel.

Per sua stessa ammissione (esplicitata in una decina di pagine di Prefazione alla partitura) Gamzou - che confessa di avere per questo lavoro una specie di ossessione esistenziale, tanto da occuparsene fin da quando era un ragazzino - ammette di aver seguito un approccio assai diverso da quello di Cooke (e altri…) strettamente musicologico e filologico, prendendosi invece la responsabilità (e la libertà) di interpretare i manoscritti originali anche al di là dei puri segni lasciati da Mahler sulla carta. Cercando di calarsi nella personalità del compositore boemo per decifrarne il messaggio affidato alla Trilogia dell’addio (dopo il Lied e la Nona…)

Un messaggio che Gamzou (imitando Mahler, che ha costellato i suoi schizzi di lamenti, imprecazioni e suppliche) accompagna scrivendo di suo pugno sulla sua partitura del Finale - dove si riode il tremendo accordo dissonante (per Gamzou: l’Apocalisse) già esposto nell’iniziale Adagio e si riprende, nei corni, lo spettrale recitativo delle viole - il richiamo alla preghiera ebraica Sh’mà Israel: una più o meno arbitraria deduzione dalla presunta fede ebraica di Mahler (fede convintamente o strumentalmente abbandonata come atto facilitatore della sua ascesa a Generalmusikdirektor della Hofoper):

Insomma, secondo Gamzou la Decima conterrebbe un messaggio di commiato dalla vita colmo di serena rassegnazione e, contemporaneamente, di incrollabile fede.

Dal punto di vista strettamente tecnico (riguardante le parti degli schizzi da completare, dovendo quindi inventare molte note in aggiunta a quelle della melodia di base che Mahler lasciò sulla Particell a 4-5 righi) ovviamente Gamzou si è preso la libertà e responsabilità di fare di testa sua, divergendo poco o tanto da Cooke, Barshai e compagnia. Volendo entrare in qualche dettaglio ulteriore, si può osservare come Ganzou abbia introdotto di suo molte indicazioni agogiche aggiuntive a quelle originali, oppure (come nell’iniziale Adagio) abbia generato due battute aggiuntive, semplicemente scorporandone due, che sono in 4/4, in quattro (rispettivamente di 1+3 e 2+2). Una battuta ha anche aggiunto al Finale, forse per enfatizzare il suo apocalittico climax… In generale gli scostamenti di orchestrazione (rispetto al riferimento di Cooke) si trovano prevalentemente nei due ultimi movimenti, come è ovvio, essendo quelli più sprovvisti di… materia prima.

In ogni caso va dato atto al giovane musicista della serietà del suo impegno, e del contributo che anche lui (come gli altri completatori) ha dato alla conoscenza e all’apprezzamento di quest’opera, nella quale ognuno di noi può trovare valori e significati positivi, il che non guasta mai. Davvero amorevole la cura che ha mostrato nel guidare, prendendola per mano, l’orchestra, proprio come si fa quando si dirige una propria creatura.

Calorosissima l’accoglienza, con ripetute chiamate e applausi ritmati, che il pubblico (che ha ancora una volta piacevolmente gremito l’Auditorium) ha riservato a questo giovane Direttore. Che ha fatto almeno un paio di volte l’intero periplo del palcoscenico per complimentarsi e ringraziare tutti i protagonisti di questa rimarchevole prestazione.

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Oggi stesso alle 17 laVerdi, con Tjeknavorian, sarà al Conservatorio (e anche in tutto l’orbe terracqueo, grazie a streaming) per una speciale esecuzione benefica della Nona di Beethoven in occasione delle Olimpiadi.

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