Dopo il
tradizionale concerto inaugurale alla Scala, l’Orchestra
Sinfonica di Milano ha iniziato la regular-season
26-27 in Auditorium - pieno zeppo, come ormai accade quando sul podio c'è il Tjek - con il Direttore Musicale (reduce dai fasti delle Nozze
di Figaro romane) a proporre un corposo programma russo-sovietico.
[Prima dell’inizio,
davanti all’ingresso, alcuni orchestrali e dipendenti della Fondazione hanno
distribuito un volantino sindacale – leggi più sotto - di sensibilizzazione del
pubblico sui problemi che ancora permangono a livello di trattamento normativo
ed economico del personale.]
Il Tjek ha fatto il suo ingresso scortando la bella e giovanissima (under-20, ormai ex-bambina-prodigio) russa Alexandra Dovgan (per la stagione sarà artista residente, quindi la rivedremo almeno altre tre volte) che si è cimentata con il mostro sacro del Concerto per pianoforte di Ciajkovski, che è alla sua dodicesima apparizione nei programmi dell’Orchestra, dal lontano 1995!
Come tutti i
prodigi nel suo campo, anche Alexandra sembra essere nata con le mani già
predisposte al contatto con la tastiera, tanto il suo gesto è naturale e
persino meccanico, come di androide programmato dalla famigerata IA. Che lei non
sia un robot lo testimoniano però il suo istinto e la sua sensibilità interpretativa,
oltre che le poche, piccolissime sbavature, che sono inevitabili quando si
affronta una lavoro come questo.
Lavoro che solista e direttore ci hanno proposto evitando tutti i tranelli di una partitura che può facilmente indurre alla volgarità, al Kitsch e alla gigioneria (questo era il giudizio del primo ascoltatore in privato del concerto, Nikolai Rubinstein, peraltro ricredutosi presto). La Dovgan ha gestito sapientemente il rubato, cogliendo tutte le preziose sfumature dei temi più delicati e intimistici (in specie nel centrale Andantino semplice) e ha affrontato con rigore i passaggi più enfatici e retorici dei due movimenti esterni.
Dalla seconda (delle quattro) Suite abbiamo ascoltato il primo numero (terzo numero del terzo atto del balletto) intitolato Adagio di Spartacus e Phrygia (quest’ultima era la compagna dell’eroe, anche lei deportata a Roma dal Console Marco Licinio Crasso).
È un brano sostanzialmente monotematico, dove il tema di base, di carattere languido e patetico, evocante il rapporto amoroso fra Spartaco e Frigia, è riproposto più volte, in tonalità cangianti:
[Questo tema divenne famoso per essere stato impiegato nel video di presentazione del serial televisivo della BBC degli anni ’70, intitolato The Onedin line.]
Dopo un episodio più mosso, con irruzione di fanfare di ottoni, il motivo principale ritorna in forma grandiosa, per poi calmarsi e chiudersi sommessamente.
Qui il brano interpretato dal paparino del Tjek.
Poi, dalla prima Suite ecco il terzo numero (ottavo numero del primo atto del balletto) intitolato Variazione di Aegina e Baccanale. Aegina era la concubina di Crasso e in questo episodio del balletto si esibisce in una danza sfrenata per tenere alto il morale dei soldati. Anche qui abbiamo sostanzialmente un tema agitato (la danza di Aegina) ripetuto più volte:
E poi riproposto
in modo variato per evocare il baccanale, nel cui vortice trasgressivo Aegina
trascina i soldati. Anche qui ascoltiamo il brano da papà Loris, che per affinità di origine (armena) con Kachaturian ne è stato
interprete di primo piano.
E qui l’Orchestra
ha davvero superato se stessa, guidata da colui che ormai la sa trascinare ogni
volta a livelli più alti. Tutte le sfaccettature di questo lavoro,
apparentemente bizzarro e dissacrante, sono emerse con chiarezza e rigorosità: dai
temi spiritati e parodistici dei movimenti esterni alla dolente introspezione
del Moderato, allo straniante dialogo fra gli ottoni e il fagotto nel Largo,
e infine all’enigmatico finale dove la tonalità maggiore cerca invano di
imporsi, sempre trascinata su terreni accidentati e su toni per nulla
trionfalistici.
Trionfale invece è stata ancora una volta l’accoglienza del pubblico, che ha osannato tutti indistintamente, ma in particolare le prime parti dell’orchestra, che in tutti i brani in programma hanno avuto la loro occasione per mettersi in bella mostra.





