La stagione 26-27 dell’Orchestra Sinfonica di Milano ha avuto il suo preludio, come da ormai lunghissima tradizione, nel tempio milanese della musica, anche ieri affollato da un pubblico ben disposto all’entusiasmo, con un concerto dedicato a opere del primo Novecento di due compositori che ancora guardavano – pur con diverse prospettive - alla gloriosa eredità del tardo-romanticismo: Elgar e Respighi.
Il primo, già
di sua natura di carattere instabile, fu profondamente toccato dalla tragedia
della Grande Guerra, tanto da rivestire la sua ultima opera di
disincantato pessimismo; l’altro invece, proprio nel bel mezzo della medesima guerra,
compose il primo dei suoi tre poemi sinfonici (la trilogia romana) che rendono
omaggio alla grandezza della Roma imperiale, proprio nel periodo in cui stava
nascendo un movimento politico che, pretendendo di ricreare quella grandezza,
porto l’Italia ai disastri e alla vergogna della dittatura e della seconda
guerra mondiale.
A guidare l’Orchestra – assente giustificato il Tjek, impegnato a Roma con Mozart - il veterano (65 ben portati!) Marko Letonja, entrato in scena accompagnando il violoncellista Daniel Müller-Schott (già distintosi poco più di un anno fa in Auditorium, in coppia con l’amico Tjek, nel il celeberrimo Concerto di Dvořák) per offrirci il poco frequentato (tuttavia alla sua quinta apparizione nei programmi dell’Orchestra, a partire dal lontano 1997) Concerto per violoncello di Edward Elgar.
Opera del 1919, che faticò a farsi largo nelle sale da concerto fino a circa 60 anni fa, quando ad interpretarla fu la grande Jaqueline Du Pré, che qui vediamo diretta da colui con il quale, per una breve stagione, prima del sopraggiungere del terribile male che la stroncò, costituì la coppia più bella del mondo, nel campo musicale. [Qui propongo una mia breve sinossi dell’opera.]
Il 50enne bavarese (qui ne possiamo apprezzare una recente interpretazione in Spagna) ce lo ha proposto suonando il suo glorioso strumento veneziano del 1727, costruito da Matteo Goffriller e posseduto per 60 anni dal celebre Harvey Shapiro.
Müller-Schott cattura subito l’attenzione con l’eleganza e la nobiltà dell’esposizione dei motivi che innervano il primo movimento, dopo la seriosa introduzione; le qualità virtuosistiche del solista emergono nel secondo movimento, a partire dalla ostica e faticosa entrata, per svilupparsi poi nelle ripetute, frenetiche corse di ostinate semicrome ribattute.
Mirabile l’esposizione del lungo e appassionato tema che percorre da cima a fondo l’Adagio; e perfetta l’intesa fra solista e orchestra nel lungo quarto movimento, con i diversi passaggi che impegnano tutti in serrati dialoghi, incluso quello dove compare un paio di volte la chiara reminiscenza Tristan-iana, chiusi dal ritorno del motivo che aveva aperto il Concerto.
La serata è poi stata completata da un’esecuzione… incompleta
del trittico romano di Ottorino Respighi. Del quale abbiamo
ascoltato Le fontane e I Pini (effettivamente Le
feste sono inspiegabilmente ma spesso escluse dalla loro compagnia…)
Debussy-iano il primo, Strauss-iano il secondo, si
potrebbe arguire con massima semplificazione: due output certamente
influenzati dall’atmosfera del post-tardo-romanticismo ed estranei alle novità
(digeribili – Stravinski – o meno – Schönberg&C) di
quel primo quarto del secolo scorso. [Ecco qui alcune
mie note introduttive sulla trilogia respighiana.]
Nelle Fontane Letonja, che dirige con la consueta sobrietà di gesto, pari all'efficacia, sottolinea opportunamente i contrasti fra i due movimenti esterni (alba e tramonto) dal carattere marcatamente impressionista, e quelli interni (mattino e meriggio) percorsi da ondate di luce e zampilli e cascatelle d’acqua.
Nei Pini il percorso è speculare, con due
sezioni mosse agli estremi e due più riflessive e crepuscolari al centro del
brano. Anche qui il Direttore sloveno mette di volta in volta in risalto l’allegra
animazione popolaresca della Roma contemporanea, gli squarci più intimistici (le
antiche vestigia della città eterna e il romantico tramonto accompagnato dal
cinguettio - elettronico! - degli uccelli) e l’orgoglioso ricordo degli antichi fasti e della
gloria della Roma imperiale.
L’orchestra - con elementi dislocati anche nei palchi di sinistra del proscenio - risponde alla grande e tutti si meritano ovazioni e tifo da stadio. Al punto che il pubblico, con ripetute chiamate e applausi ritmati, obbliga il Direttore a far ripetere... la sfilata sull'Appia antica! Nuove escandescenze del pubblico e il simpatico Marko prende la partitura sottobraccio, fa un saluto militare (con la sinistra...) e ci dà la buonanotte.
Insomma, per l'Orchestra è stato il miglior modo per prepararsi ad affrontare l’avventura della nuova stagione.
[La registrazione del concerto è disponibile su RAIPlaySound.]


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