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Minetti santa subito! 

14 giugno, 2026

La Schubertiade co-prodotta dalla Società del Quartetto e da laVerdi. 3.

Oggi pomeriggio al Conservatorio si è trionfalmente chiusa questa Schubertiade, con un concertone (tutto in DO maggiore!) che ha visto impegnato il bravissimo Gabriele Strata insieme ad Emmanuel Tjeknavorian e all’Orchestra Sinfonica di Milano.

Mancando nella produzione di Schubert un’opera per pianoforte e orchestra, la scelta è caduta su un lavoro che, per il nome dell’Autore, le sue caratteristiche e la sua data di nascita (composto quando il piccolo Franz aveva due anni o poco più) può benissimo stare accanto ai lavori orchestrali dello Schubert giovane: il Primo Concerto di Beethoven! [Che in realtà fu composto per secondo, ma pubblicato prima del… primo.] 

Si apre in Allegro con brio, 4/4, DO maggiore, con la lunga esposizione (piuttosto complessa, quasi una fantasia che tocca tonalità diverse: secondo tema in MIb, poi FA minore, SOL minore, FA maggiore, finalmente DO maggiore) proposta dalla sola orchestra, mentre il solista sta ad… ascoltare per più di due minuti, aspettando il suo turno per proporre i due temi nelle canoniche tonalità di DO (con divagazioni) e SOL maggiore.

Strata sceglie la seconda cadenza (la più breve delle tre autografe) per chiudere l’Allegro. Poi si distende assai nell’ispirato, mozartiano Largo (4/4 alla breve, LAb maggiore) sapientemente supportato dal Tjek che tiene l’orchestra proprio al servizio del solista. 

Il quale poi si scatena nel conclusivo Rondò, in Allegro scherzando, 2/4, dove anche l’orchestra non lesina i suoi smaglianti interventi. Un autentico trionfo per tutti, che il sempre sorridente Gabriele ricambia con un breve e languido cammeo.

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Sontuosa conclusione schubertiana con la celestialmente lunga (copyright Schumann) Sinfonia in DO maggiore, detta la Grande, estremo - e postumo - regalo di questo compositore che ha lasciato il segno in tutta la musica che gli succederà.

[Qui una rara esecuzione integrale – 63 minuti! - con tutti i da-capo previsti in partitura, da parte di due benemerite istituzioni musicali milanesi.]

Il Tjek non ha seguito quella che si può definire ormai come tradizione consolidata, che consiste nell’evitare i da-capo dell’esposizione nei due movimenti esterni ed eseguire quelli dello Scherzo-Trio. Cosa che può lasciare un qualche rammarico in coloro (e io sono fra questi) che preferirebbero – soprattutto quando sono suonate come si deve… - gustarsi tutte le lungaggini, nessuna esclusa. Ecco, lui ha invece cominciato in modo (per me…) promettente, eseguendo il ritornello del primo movimento. Poi però non ne ha fatti altri!

Quanto alla prestazione dell’Orchestra, è stata apprezzabile, ma non proprio superlativa e forse anche il Direttore (che aveva una pocket-score sul leggio) qualche piccola responsabilità ce l’ha per alcune sbavature di troppo negli attacchi e nella forzatura delle dinamiche.

Tuttavia, il folto pubblico è stato generosissimo con tutti, accolti con un uragano di applausi e grida da stadio! 

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