spremute

da meloni a... limone! 

28 marzo, 2026

Orchestra Sinfonica di Milano – 25-26.18 – Tjeknavorian in Bruckner (via-Wagner).

Il Direttore Musicale si è ripresentato al suo pubblico con un impegnativo programma, incentrato su Bruckner ma con un antipasto wagneriano, costituito dal Siegfried-Idyll,

Che in realtà si potrebbe forse re-intitolare Cosima-Idyll, visto che la gran parte delle note musicali ivi contenute furono ispirate a Wagner dalla (futura) moglie, e a lei dedicate, ben prima di essere poi impiegate nel dramma della Seconda giornata del Ring. [Qui un mio scritto che cita verbatim un passaggio del sommo Teodoro Celli sul soggetto, accompagnato da qualche mio succinto commento.]

Curiosità: DeepSeek ci informa di un particolare evento in cui fu eseguito il brano:

Siegfried-Idyll di Richard Wagner fu eseguito nell'Aula Nervi in Vaticano il 7 gennaio 1986. L'esecuzione fu diretta dal maestro Gianluigi Gelmetti e fu eseguita dall'Orchestra e dal Coro (?) della RAI. Questo concerto fu voluto da Papa Giovanni Paolo II, che era un grande ammiratore della musica e della cultura. L'evento è particolarmente noto perché si trattava di un'opera orchestrale di Wagner eseguita in un contesto così speciale e significativo.

Il Tjek impiega l’originale organico cameristico (fiati 1-1-2-1-2-1 più il quintetto degli archi) e così ci restituisce l’autentico carattere intimo e famigliare del brano. E il pubblico dell’Auditorium applaude, con lui, uno per uno i magnifici 13! 

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Ma eccoci a Bruckner e alla sua Settima. Che con Wagner ha qualcosa a che vedere, data l’ammirazione che per il genio di Lipsia manifestava (avendogli già dedicato la sua Terza…) il complessato organista di SanktFlorian. Il quale, sorpreso dalla notizia della Tod-in-Venedig dell’idolatrato maestro proprio nel bel mezzo della composizione della sua Sinfonia, aggiunse di getto all’Adagio 35 battute – con corni e tubette wagneriane in primo piano - in memoriam.

Poi, a cose fatte, dedicò – con il più profondo rispetto - la partitura ad un tale che era wagneriano inguaribile quanto e più di lui: Sua Maestà Ludwig II, Re di Baviera! 

In fatto di reminiscenze wagneriane, si può osservare come le prime note della Settima, suonate dal primo corno e dai celli sul misterioso tremolo dei violini, siano i primi tre armonici naturali (di MI) proprio come quelli (di MIb) emessi dagli otto corni all’attacco del Rheingold sul primordiale tappeto di fagotti e contrabbassi:

Invece, sul piano delle curiosità, c’è quella che riguarda la presenza dei piatti (più triangolo e timpani) nell’organico strumentale dell’Adagio della Sinfonia e in particolare alla lettera W della partitura (battuta 177). L’autografo di Bruckner è in proposito piuttosto contraddittorio, indicando la presenza di tali strumenti solo in note a margine. E così Albert Gutmann, nella stampa della partitura nel 1885, accolse i suggerimenti degli apostoli-ammiratori di Bruckner (NikischLöwe e i fratelli Schalk) e inserì nella battuta incriminata timpani, triangolo e soprattutto un unico, solitario e poderoso (fff) cymbal-clash:

Poi arrivò (1944) Robert Haas che, interpretando in modo negativo un commento scritto da Bruckner su una striscia di carta da musica inserita nella partitura manoscritta, decise di eliminare tutte e tre le percussioni dalla battuta incriminata. Ma dieci anni dopo Leopold Nowak, responsabile della nuova edizione a nome dell’autorevole Internationale Bruckner-Gesellschaft, ripristinò quel passaggio com’era nell’edizione di Gutmann del 1885!

Da allora questa è la versione normalmente eseguita, ed anche il Tjek ci si è attenuto (tenendola sotto gli occhi) e così anche Ivan Fossati e Stefano Bardella hanno potuto trovare lavoro per ben 2-3 secondi! Lavoro giustamente applaudito, come quello di ogni altro collega, per l’impeccabilità dell’esecuzione, ma anche per la… pazienza dimostrata nel rimanere ad ascoltare i compagni per più di un'ora senza poter produrre alcun suono (!) 

Ma è proprio l'Adagio il protagonista della Sinfonia: una cosa indescrivibile, fin dall'ingresso delle 4 tubette wagneriane, che introducono il MI maggiore su cui gli archi espongono il solenne tema principale, roba da togliere il respiro:

Sempre emozionante poi il sopraggiungere improvviso del tema in 3/4, FA# maggiore:

Ma tutta la Sinfonia, da cima a fondo, è un'autentica emozione.  Compresa la chiusura, che Bruckner fa con una cadenza quasi sospesa, che lascia un po' interdetti gli ascoltatori (che si aspetterebbero i soliti pesanti accordi, magari sottolineati da un colpo secco dei timpani) che ci mettono qualche secondo a carburare i dovuti – e poi robusti, convinti - applausi da stadio.

E sono applausi strameritati per ciascun componente dell’Orchestra e per il suo Direttore che - con la sua genialità interpretativa - riesce a trarne un suono straordinario. Questo suo Bruckner avrebbe incantato e commosso perfino lo schizzinoso brahmsiano Eduard Hanslick!

[E, proprio a proposito di Brahms, il prossimo concerto vedrà il Tjek alle prese con un Requiem amburghese!]

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