Tutta
Russia per il concerto
settimanale dell’Orchestra Sinfonica di Milano. Sul podio il Direttore
Musicale e al violino Andrea Obiso. Pubblico strabocchevole!
Programma
di struttura ultra-classica (Ouverture, Concerto solistico e Sinfonia) aperto
nel nome di Michail Glinka, il compositore considerato padre del teatro
musicale russo (con la sua Una vita per lo Zar del 1836 si aprì la grande
stagione romantica russa di cui saranno protagonisti Ciajkovski, Musorgski, Rimski-Korsakov,
…) Qui viene presentata l’Ouverture da Ruslan e Ljudmila (1842,
ispirata a Puškin).
L’Ouverture è un brano breve (6 minuti scarsi) e indiavolato, fatto apposta per scaldare a dovere i suonatori e catturare l’attenzione e l’entusiasmo del pubblico. È un vero pezzo di bravura per le orchestre (archi in testa) che da sempre si sfidano a chi la sa suonare più velocemente. In partitura c’è l’indicazione metronomica di 140 minime (o 135, per i dilettanti, ed è già parecchio) che significa un tempo totale teorico di meno di 5’35” (l’intero brano in C tagliato è notato come Presto per 372 battute e Più mosso per le restanti 30). Quel demonio che rispondeva al nome di Yevgeny Mravinsky la fece eseguire ai Filarmonici di Leningrado (che qui gli tengono splendidamente bordone!) addirittura in 4’38”, equivalente a più di 173 minime, un vero record!
Che, alla sua prima esecuzione viennese, il simpatico Eduard Hanslick accolse con questo caloroso indirizzo di benvenuto:
“Il compositore russo Ciajkovski non è sicuramente un talento ordinario, ma piuttosto gonfiato, con un'ossessione da genialoide senza sensibilità nè gusto. Tale è anche il suo ultimo, lungo e pretenzioso Concerto per violino. Per un po' si muove sobriamente, musicalmente e non senza carattere. Ma presto la volgarità prende il sopravvento e si afferma fino alla fine del primo movimento. Il violino non viene più suonato; viene stirato, strappato, bastonato. L'Adagio torna al suo miglior comportamento, per rappacificarsi con noi e convincerci. Ma ben presto sbrocca per far posto ad un finale che ci trasferisce nella brutale e miserabile allegria di una festa russa. Vediamo precisamente facce selvagge e volgari, ascoltiamo bestemmie, sentiamo odore di vodka. Friedrich Vischer una volta osservò, parlando di immagini oscene, che puzzano alla vista. Ecco: il Concerto per violino di Ciajkovski ci porta per la prima volta a fare la pessima constatazione che ci può essere musica che puzza all’orecchio.”
Beh, qualcuno non troppo tempo fa prese Hanslick in parola, usando le note del concerto come colonna sonora per pubblicizzare precisamente un prodotto di… spirito!
Ma in fin dei conti, parlando di pubblicità, anche il buon Piotr per primo si servì nientemeno che dei favori di tale Carmen (una escort di cui il nostro gay si era maledettamente infatuato):
Aveva ragione Hanslick! Nel senso che Andrea ci ha letteralmente ubriacato di suoni con una prestazione trascendentale, per tecnica stupefacente unita a sapientissimo uso del rubato e di tutti gli ingredienti interpretativi che solo un fuoriclasse possiede. Cosa non è stata poi la massacrante cadenza dell’Allegro moderato, che però abbiamo scoperto - dopo l’uragano di applausi (ripetutisi ad ogni fine di movimento…) e finali urla belluine che il pubblico gli ha riservato - essere solo il riscaldamento in vista dell’immancabile bis, una cosa da marziani!
La
dimostrazione che (forse) non ho tutti i torti sta nel trattamento che spesso è
stato riservato (persino con l’avallo dell’Autore!) alla Sinfonia, tagliata a
volte in maniera addirittura barbara (durata ridotta da 60 a 40 minuti!) e come
minimo (quasi) mai eseguita – nemmeno qui - con il da-capo dell’esposizione del movimento
iniziale.
E però – incredibile! - il Tjek è riuscito a farmela gustare quasi come un piatto prelibato! E per di più senza de-romanticizzarla (si dice così?) né toglierle tutte le scorie decadenti e melliflue di cui è ricoperta. Ecco fin dove può arrivare il carisma! [E domani mattina questo mago sarà al Teatro Gerolamo con le sue… stringhe.]



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