Essendosi
le ultime due giornate del secondo ciclo del Ring scaligero sovrapposte
alle due esecuzioni del concerto di
questa settimana
dell’Orchestra Sinfonica di Milano, sono stato costretto ad una scelta
dolorosa, fra Wagner e Shostakovich-Tjeknavorian. Ho optato per il primo, data
la sua… rarità, sperando di poter almeno ascoltare la registrazione del secondo
su RaiPlaySound. Ma il caso ha voluto (ubi major, minor cessat…) che
Radio3 abbia diffuso e registrato SantaCecilia e non l’Auditorium. Pazienza, è
andata così.
Per
fortuna (e mia personale consolazione) questa mattina, come pre-riscaldamento
per la replica, nel pomeriggio in Auditorium, del citato concerto, il Tjek ha
portato nell’intimità del Teatro Gerolamo alcuni archi e fiati della sua
Orchestra per offrirci, al loro fianco, un corposo concerto
cameristico,
strutturato su ben cinque brani: tre di Mozart alternati a Schubert e Stamitz.
In
apertura è stato eseguito il Quartetto per oboe, violino, viola e
violoncello in FA maggiore K 370 (1781) di Mozart. L’iniziale Allegro
(4/4) è in forma-sonata di fatto monotematica: tema presentato in FA e poi,
dopo un ponte modulante, nella dominante DO, il tutto da ripetersi. Lo sviluppo
presenta un motivo nella relativa RE minore, poi si passa alla riesposizione
del tema in FA maggiore, fino alla chiusa (da-capo opzionale). Segue un Adagio
(3/4 in RE minore) dove viene esposto un tema dolente, che vira fugacemente in
SIb maggiore, per poi tornare ad imporsi fino alla chiusura. Infine il Rondo
(Allegro, ma non troppo, 6/8) presenta il tema di ritornello in FA
maggiore, poi una strofa nella dominante DO, quindi una seconda che dal SIb
vira al RE minore, prima della ripresa finale del tema variato in FA. All’oboe
una delle due prime parti dell’Orchestra: Luca Stocco, impegnato in un
compito invero massacrante, ma superato col massimo dei voti. Agli archi il Tjek, Altin Thanasi e Gabriele D’Agostino.
Si
è proseguito con Franz Schubert e il suo (incompiuto, limitato al primo
movimento) Trio per archi in SIb maggiore D 471 (1816). Struttura
di forma-sonata, con l’esposizione (Allegro, 3/4, da ripetersi) dei due
temi (in SIb e dominante FA). Lo sviluppo è in realtà una transizione (in SOL
minore) verso la canonica ripresa dove i due temi vengono esposti nella stessa
tonalità di SIb. Qui i protagonisti sono stati il Tjek, Cono Cusmà Piccione e
Gabriele D’Agostino.
Poi,
al centro del programma, ancora Mozart con il suo Quartetto per
flauto, violino, viola e violoncello n. 4 in LA maggiore K 298 (1778). [Quartetto
che può anche essere eseguito da soli archi, con un secondo violino che suona
la parte del flauto.] L’Andantino iniziale in 4/4 presenta una struttura
di grande regolarità e simmetria, con 10 gruppi di 8 battute (tutti con da-capo
e ostinatamente in LA maggiore): i primi quattro dove è protagonista il flauto,
poi due dove spicca il violino, due con la viola protagonista e due dove è in
evidenza il violoncello; più la ripresa dei primi due del flauto. Stessa
simmetria nel Menuetto e Trio (3/4) con 2 gruppi di 8 battute (da
ripetere) per ciascuna delle due parti, e tutto in RE maggiore. Il finale, un breve
Rondo (Allegretto grazioso, 2/4, LA maggiore) è costruito su due
motivi A e B e relative transizioni modulanti: il primo riproposto nella
dominante MI e il secondo nella sottodominante RE, più una coda. Qui, il flauto
è quello della prima parte dell’Orchestra, l’impeccabile e funambolico Nicolò Manachino,
accompagnato dal Tjek, da Cono Cusmà Piccione e Gabriele
D’Agostino.
Quindi
un ascolto davvero raro: il Quartetto per clarinetto, violino, viola e
violoncello n. 1 in MIb maggiore op. 19 di Carl Stamitz (1786). Il
primo Allegro (4/4) è bitematico (MIb e dominante SIb) da ripetere,
colmo di virtuosistici svolazzi di semicrome. Segue un leggiadro Largo, 6/8
in LAb maggiore, e quindi una (Vivace) Allemanda in MIb, 3/8, che
dà modo al clarinetto di esibirsi ancora in piacevoli scorribande. Sempre in
MIb ecco un passaggio in Andante moderato, 3/4, con provvisoria
divagazione a SIb. Arriva poi un Allegretto, 2/4 ancora in LAb maggiore,
che conduce al conclusivo Vivace in MIb maggiore, 3/8, che tuttavia si
chiude quasi in sordina, come ad augurare a tutti una… buona notte. Al
clarinetto ha davvero brillato Fausto Saredi, chiamato a fronteggiare una partitura assai impegnativa, con il Tjek, Altin
Thanasi e Gabriele D’Agostino a dargli supporto.
Ha
chiuso la… mattinata ancora Mozart con il Quintetto per corno,
violino, due viole e violoncello in MIb maggiore K 407 (1782). Concerto
dal piglio leggero e quasi canzonatorio (il dedicatario era il bizzarro Ignaz Leutgeb).
L’iniziale Allegro (4/4) è in forma-sonata e il corno vi presenta i due temi:
il primo, piuttosto sostenuto e quasi marziale, nella tonalità di impianto e,
canonicamente, il secondo, più spigliato, nella dominante SIb maggiore. Lo
sviluppo, assai breve, attacca sempre in SIb e conduce alla ripresa dei due
temi (il secondo variato) entrambi in MIb. Segue l’Andante (3/8, SIb
maggiore) introdotto dal violino, con il corno che intona poi una dolce e
notturna melopea che sfocia in FA maggiore. Una seconda sezione (come la prima
da ripetersi opzionalmente) è ancora introdotta dal violino in DO minore ma
vede il corno modulare tosto alla relativa MIb maggiore, prima che il violino
riporti la tonalità al SIb per avviare la chiusura del movimento. Il Rondo finale
(Allegro, 2/4) è aperto dal corno con il ritornello, ribadito da tutti,
cui seguono strofe nella dominante SIb e poi nella relativa DO minore. Per arrivare
alla finale perorazione del ritornello con virtuosistica coda. Al corno si è
distinto il valente Vincenzo Ferrante Bannera, accompagnato dal Tjek,
da Cono Cusmà Piccione, Altin Thanasi e Gabriele
D’Agostino.
Insomma:
siamo stati investiti da un vero fiume di musica di fine ‘700 sul quale ha
galleggiato il romantico Schubert di inizio ‘800. Ecco un’altra tangibile
testimonianza della qualità dei singoli strumentisti dell’Orchestra che il
Tjek, con il suo grande carisma e le straordinarie qualità di leader e
trascinatore, riesce a valorizzare al massimo. Accoglienza,
manco a dirlo, calorosissima per lui e i suoi… magnifici sette.
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Avviso
ai naviganti: il concerto da camera (tutto Dvořák) previsto originariamente
per il 22 febbraio scorso e rimandato per l’indisposizione di Tjeknavorian, è
stato riprogrammato (restano validi i biglietti già acquistati) per domenica 7
giugno, ore 11,
sempre al Gerolamo.