che bonisoli ce la mandi buona

11 settembre, 2017

laVerdi al Piermarini


Fra le ormai consolidate consuetudini de laVerdi c’è quella di riaprire i battenti a settembre con una visita alla Scala; il che è avvenuto ieri sera in un teatro piacevolmente affollato e soprattutto preso d'assalto anche da giovani e giovanissimi, come raramente capita di vedere in queso tempio frequentato per lo più da matusa.    

Sul podio Patrick Fournillier, che già nei mesi scorsi si era presentato in Auditorium, dove ritornerà per i prossimi due concerti della stagione, come Direttore Principale ospite. Apre il programma un estratto dalle due Suite dell’Arlesienne, che combina tre brani della prima e due della seconda, e dove il famoso tema in DO minore che apre il Preludio torna poi – in RE minore - nell’ultimo numero della seconda Suite, dove è seguito dall’altrettanto famoso e trascinante motivo della Farandole, in RE maggiore:


Il Direttore francese esibisce il suo gesto piuttosto enfatico e non ci risparmia anche qualche mossetta gigioneggiante... ma l’orchestra suona comunque da par suo e scalda in fretta un pubblico piuttosto infreddolito da questo autunno anticipato (almeno qui al nord).

Alexandre Tharaud, un pianista che in Francia è ormai considerato un padreterno ma che, con la sua aria da ragazzino, non dimostra per nulla i (quasi) 50 anni che porta sulle spalle è stato interprete del Concerto in sol di Maurice Ravel, che fin dall’inizio mostra chiaramente l’influenza di musica d’oltre oceano (jazz e blues).

Tharaud, che suona regolarmente con gli spartiti sul leggio (evidentemente si fida più dell’autore che della sua memoria...) tiene un approccio assai sostenuto, mettendo in risalto i caratteri più lirici del concerto, rispetto a quelli più spigolosi. In particolare è da incorniciare l’incipit del centrale Adagio assai, con quelle 33 battute del mirabile recitativo del pianoforte solo, che Tharaud ha proprio centellinato, prima di essere raggiunto da archi e legni. Da antologia l’intervento del corno inglese di Paola Scotti (che avrà modo poi di distinguersi anche in Dvořák e infine... nel bis). Vibrante il breve e conclusivo Presto, dove al virtuosismo del solista si accompagna anche quello dei due fagotti e alla fine degli altri legni.  

La sinfonia più inflazionata di Dvořák ha chiuso la parte ufficiale della serata. Una speciale menzione per la bellissima resa del Largo, merito della sensibilità del Direttore e soprattutto della bravura dei ragazzi, che poi si sono scatenati da par loro nel finale. Trionfo annunciato e così Fournillier annuncia un regalo supplementare, riportandoci a Parigi, dove il concerto aveva preso l’avvio e dove il grande Gioachino compose la sua ultima opera. L’Ouverture della quale è da tempo uno speciale biglietto da visita de laVerdi, che anche ieri non ha tradito le aspettative: sugli scudi, oltre alla citata Scotti, il pacchetto dei 5 celli, guidato da Scarpolini. Evviva!

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