02 luglio, 2020

Romanovsky apre la BeethovenSummer


Alexander Romanovsky ha dato il via ieri sera a questa stagione estiva del tutto particolare per laVerdi. Auditorium di Largo Mahler sottoposto a smagrimento per ottemperare alle normative anti-Covid19: file di platea addirittura rimosse e rispettoso distanziamento fra gli spettatori; un ambiente davvero insolito, che di primo acchito ti dà l’impressione piuttosto sgradevole di un luogo semideserto...

Ma ecco che, banditi i discorsi di circostanza (che la Presidente Redaelli e il DG Jais hanno affidato alle pagine del programma di sala) la serata ha vissuto subito il suo momento più emozionante, all’ingresso sul palco dei 36 ragazzi dell’Orchestra: quando, dai rari-nantes sparsi qua e là è partito un applauso interminabile, direi proprio accorato, come a testimoniare un senso di liberazione, dopo l’altrettanto interminabile (4 mesi!) attesa di potersi nuovamente incontrare, attesa che ormai sembrava doversi prolungare all’infinito.

La prima giornata della serie - si replica questa sera a Milano e poi domani a Lecco - poggia interamente sul monumentale Quinto Concerto. Che oggi ascoltiamo come probabilmente lo ascoltavano i viennesi più di due secoli fa, quanto meno dal punto di vista dell’organico strumentale, ridotto a dimensioni... settecentesche.

Suonando con le spalle rivolte al pubblico (pianoforte disposto ortogonalmente rispetto al proscenio) l’ormai italiano Romanovski (36 anni fra poche settimane, ben più della metà trascorsi qui da noi...) ha sciorinato la sua grande tecnica, ma ha anche dato a questo Beethoven eroico una vena quasi... russa. E non per nulla, dopo aver ringraziato laVerdi ricordando che la cultura, e la musica, non sono un privilegio, ma un bisogno per ciascuno di noi, ha onorato l’Orchestra dirigendola nel Vocalise di Rachmaninov. Infine si è congedato con il suo amato Scriabin.


23 giugno, 2020

laVerdi riparte a luglio e agosto con Beethoven


Questa sera la Presidente(ssa) Ambra Redaelli e il DG Ruben Jais hanno annunciato la ripresa ufficiale delle attività dell’Orchestra.

Dal 1° luglio al 30 agosto (intervallo di vacanza 8-16/8) l’Auditorium di Largo Mahler riaprirà i battenti (con capienza ridotta) per ospitare una stagione estiva dedicata a Beethoven (250 anni dalla nascita): verranno eseguite (il mercoledi, replica giovedi) le 9 sinfonie e i 5 concerti pianistici. Ogni venerdi (in sei occasioni) il programma verrà replicato anche a Lecco, in piazza. Gran finale poi il 30 agosto al Castello Sforzesco con la Nona.  

Per garantire l’opportuno distanziamento la platea dell’Auditorium è stata alleggerita di tutte le file dispari (e i posti restanti divisi quasi per tre) mentre la balconata sarà occupabile solo in piccola parte. Si andrà da una disponibilità minima di 211 a una massima di 371 posti (a seconda della presenza di spettatori singoli o di congiunti...)

L’Orchestra avrà una formazione di 30, max 35 elementi, con presenze a rotazione fra tutti i professori dell’organico. Solisti al pianoforte: Romanovsky, Lonquich, Lupo, Colli e Buratto. Flor sul podio per le sinfonie.

Beh, è già quasi un miracolo: un cantiere che servirà a definire la stagione 20-21, che aprirà - sperabilmente e Covid permettendo - non prima di inizio dicembre.



Ciajkovski-Delman - Le magnifiche sei insieme













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21 giugno, 2020

Time-out: Delman - Le magnifiche sei (6)


La Большая зал (sala grande) del Conservatorio Ciajkovski di Mosca (noblesse-oblige) ci accoglie nuovamente, questa volta per chiudere in bellezza - dopo averlo aperto - lo storico ciclo delle sei sinfonie del sommo compositore russo dirette da Vladimir Delman.   

Nello studio a Mosca il Maestro accenna al pianoforte l’attacco dell’Adagio introduttivo della Sinfonia. Le immagini si alternano con quelle della dacia di Klin, oggi museo, dove Ciajkovski passò i suoi ultimi anni e dove compose la Patetica. Lì vediamo Delman e i due assistenti aggirarsi nel giardino, mentre si ascolta la mirabile melodia del Trio dallo Scherzo della Prima, i Sogni d’inverno. Ma, a dispetto dei cinguettii dei merli svolazzanti fra le querce del parco a primavera, la Sesta, che è il bilancio di tutta una vita, ci dice impietosamente che i sogni non si sono realizzati... e purtuttavia l’Uomo continua a sognare, così come continua a vivere l’opera d’arte. Qui l’immagine torna nello studio su Delman che suona le ultime due battute e mezza (nelle viole, Ritenuto) dell’Introduzione al primo movimento.

Dopo l’esecuzione in sala, si torna in prova e Delman retrospettivamente descrive la conclusione del primo tempo della Sinfonia come il triste crepuscolo della vita, dopo tante lotte, dolori, amori, maledizioni: sono le otto reiterazioni degli archi dell’intera scala discendente di SI maggiore, con passo uniforme e rassegnato... la vita che ora scorre piatta e senza sussulti.

Per introdurre l’Allegro con grazia Delman richiama la nostra attenzione sulla tonalità, RE maggiore: è proprio quella del secondo tema del movimento precedente, ma è anche quella della seconda idea dei... Sogni d’inverno. Certo, prima o poi il SI minore prenderà il sopravvento, poichè i sogni difficilmente si trasformano in realtà.

Pochi potrebbero immaginare che l’Allegro molto vivace (uno Scherzo lo definisce curiosamente Delman, passeggiando lungo la Moscova con i suoi due assistenti e con le due spalle... straniere) apprezzato da tutti e suonato in ogni dove, tanto è pieno di carica vitale e di forza propulsiva, sia in realtà (secondo l’interpretazione del Maestro...) una crudele e macabra danza di topi famelici che invadono la scena e minacciano di mangiarsi tutto, Uomo compreso!

E non per nulla, dopo tutto questo... scherzo da topi, si scatena un vero Requiem. E dopo che si è spenta l’ultima nota della Patetica è meglio non parlare, ma solo togliersi il cappello.

La tre graziose spalle di Delman si scambiano souvenir e abbracci, poi le cullanti note del Panorama da La bella addormentata accompagnano ancora una volta (ma purtroppo è l’ultima...) i titoli di coda.
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(6. Fine)

19 giugno, 2020

Time-out: Delman - Le magnifiche sei (5)


Per la penultima puntata del ciclo si torna in America. Delman, per par-condicio, dopo Mosca e Milano non risparmia un suo pistolotto nemmeno a Pittsburgh, contro l’organizzazione che evidentemente non gli permette di provare come vorrebbe (sappiamo come lui fosse un maniaco delle prove...) Poi lo vediamo prendersela con i cultori del... metronomo, affermando il principio di coerenza dell’interpretazione, a scapito di quello di stretta aderenza a fredde indicazioni tecniche. E il ritmo dell’Allegro con anima è, per Delman, quello del batticuore!

All’attacco del corno nell’Andante cantabile Delman propone l’immagine della donna che, sola in una chiesa deserta, prega silenziosa ed immobile. L’esplosione del tema del Fato nei tromboni (Allegro non troppo, verso la conclusione) è spiegata dal Direttore (prima dell’attacco del movimento) come la presa di coscienza dell’impotenza dell’Uomo di fronte alla... forza del destino.  

Strano che Delman definisca tetro quell’Andante: forse lo fa per valorizzare la presenza del successivo Valse, indispensabile per preparare adeguatamente il finale: un walzer per nulla effimero, ma pieno di profondità.

Curioso l’invito che Delman fa ai ragazzi di preparare già voltata la pagina per l’inizio dell’Andante maestoso. Poi fa provare le 20 battute del conclusivo Molto meno mosso: è l’Uomo che si impone caparbiamente di essere felice, contro il destino e a dispetto di tutte le sofferenze e le avversità che la vita gli riserva!

Ecco, ora si lasciano i grattacieli di Pittsburgh, opera del genio umano, come le Sinfonie di Mozart, Beethoven, Shostakovich e... Ciajkovski (che ci pare di udire - proprio la Quinta - anche dalle cuffie del driver che porta all’aereo).
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(5. Continua)


17 giugno, 2020

Time-out: Delman - Le magnifiche sei (4)


Eccoci arrivati alla quarta puntata del ciclo, nuovamente a casa nostra (Milano e Mantova). Delman riguarda la cassetta delle precedenti puntate, non sembra soddisfatto di sè, ma ricorda l’insegnamento di Shostakovich: non ti devi mai pentire di ciò che hai fatto... caso mai non ripetere l’errore alla prossima occasione. 

Alcuni ragazzi, giù sul selciato del cortile interno del Conservatorio, stanno suonando e ballando a ritmo di shag (?) così Delman, dopo averli complimentati, chiede se non conoscano danze più classiche: il walzer! Un modo come un altro per introdurre la Sinfonia, la lotta fra il Destino e l’Uomo. Il quale, ai colpi protervi del primo (la smaccata fanfara degli ottoni) risponde a tempo di walzer, almeno fin quando la vita non... gli presenta il conto. 

Per introdurre i successivi movimenti Delman ci fa leggere (o parafrasa) passi di una lettera scritta da Ciajkovski alla sua protettrice vonMeck. Così, nell’Andantino in modo di canzona, per resistere al fato che si oppone alla ricerca della sua felicità, all’Uomo non resta che abbandonarsi ai ricordi (sereni o tristi) del passato. Significative le immagini del Direttore che fronteggia un’orchestra di... sedie! 

Lo Scherzo ci presenta uno stato di indifferenza, nè tristezza nè gioia (il pizzicato ostinato degli archi, sul quale, in prova, Delman ha qualcosa da rimproverare ai ragazzi...) Poi ecco alcuni squarci di vivacità: gli strumentini (nel Meno mosso) evocano forse un ubriaco che passa canticchiando; ecco poi (Tempo I) dei militari che sfilano a passo di marcia... 

Allegro con fuoco: se non trovate la felicità, andate in mezzo alla gente! Delman chiosa: siamo all’ultima tappa del walzer che fa volare l’Uomo. 
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(4. Continua)

15 giugno, 2020

Time-out: Delman - Le magnifiche sei (3)


Il terzo appuntamento del ciclo ci fa volare da Milano a Pittsburgh (non è male, giudica benevolmente Delman) precisamente all’Università Carnegie Mellon, dove è ospitata la cosiddetta Polacca (anche questo è un sottotitolo inventato, e con pochissima fantasia, direi!)  

Come a Mosca, anche qui Delman si rivolge ai ragazzi in italiano (là però avevamo anche udito perentori richiami in russo...) e così si avvale di un giovane assistente come tramite per chiarire - anche suonandogli e cantandogli Die Forelle - il suo approccio interpretativo.

Cinque delle sei magnifiche hanno tonalità minore, l’eccezione essendo costituita proprio da questa terza, in RE maggiore. Però tutte, inclusa questa, principiano in minore (!) Nella fattispecie si tratta di una marcia funebre in RE minore (un brutto sogno). Ma non è che l’introduzione: poi, al risveglio, scoppia finalmente il RE maggiore, che Delman interpreta come un aprite tutte le porte e le finestre, respiriamo finalmente aria fresca e il profumo dei fiori!   

Per definire lo spirito del secondo tempo (Alla tedesca) Delman usa la metafora del paraocchi del cavallo, che procede senza poter vedere (e apprezzare...) ciò che sta ai lati o dietro di lui. Una vita alla tedesca magari comoda (casa, moglie, auto, comfort) ma a senso unico, e così - nel movimento successivo - scopriremo che è vuota, perchè senza felicità nè amore...

E infatti con l’Andante elegiaco si torna alla profondità, magari anche un po’... pesante, del pensiero russo (Tolstoj). Però un raggio illumina inaspettatamente la chiusa, con il FA# che trasforma il RE da minore in maggiore.

E la ricerca del RE maggiore, che innerverà poi il finale, continua nello Scherzo in SI minore, con il lungo RE tenuto dai corni nel Trio e poi con i 17 arpeggi sul RE degli archi.

La Polacca finale non ha bisogno di commenti, ma permette a Delman di proporre una domanda retorica: cos’è che tiene insieme, come un organismo perfetto, ragazzi dalla pelle di ogni colore? La risposta la conosciamo benissimo...
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(3. Continua)

13 giugno, 2020

Time-out: Delman - Le magnifiche sei (2)


Da Mosca a Milano (prove nella sala grande del Conservtorio) e a... Mantova (concerto nella deliziosa bomboniera del Bibiena) per la seconda puntata del ciclo, dedicata alla cosiddetta Piccola Russia (ovviamente la versione definitiva del 1880). A proposito del sottotitolo, vedremo come Delman lo farà cancellare dalla locandina, non essendo farina del sacco di Ciajkovski (ndr: ma del critico Nikolaj Kaškin, che lo affibbiò non senza qualche plausibilità, dato che alcune melodie citate nella sinfonia vengono chiaramente dall’Ukraina, dove fra l’altro l’opera fu in gran parte composta). In rappresentanza di Mosca (sarà così anche per la 4) la seconda spalla dell’Orchestra del Conservatorio Ciajkovski.

Il video si apre con Delman che emette un disperato grido di dolore e di aiuto, che il giovane primo corno deve interpretare nel suo assolo proprio all’attacco della sinfonia. Perchè mai? Forse è un riferimento proprio alla canzone russa (ukrainizzata in loco) Giù lungo la madre Volga, dove si racconta di un’esile barchetta che veleggia sul grande fiume (che l’Ukraina, da Volgograd, la vede a... 300Km di distanza) mentre arriva minacciosa una tempesta. Risentiremo il grido, sovrapposto in studio alle immagini dal vivo del concerto, alla fine dell’introduzione e ancora alla chiusura del primo movimento.

Per Delman l’Andantino marziale - altro che grazioso intermezzo - evoca nientemeno che l’apparizione della Morte, che beffardamente quanto ipocritamente saluta i vivi (per il momento) in attesa di accoglierli a casa sua. Insomma, a dispetto della leggerezza dei motivi, non è proprio un movimento rilassante, ecco.

Qualcosa deve essere successo durante una prova, se Delman - già abbastanza di malumore di suo, meditando sull’enigmatico Scherzo della sinfonia - si permette di tenere un severissimo pistolotto ai ragazzi, a proposito di puntualità e abnegazione (la croce!): fare musica è una missione, evidentemente, non un’occupazione come un’altra...

Ma i ragazzi devono averla presa bene, se canticchiano La gru mentre arrivano saltellando per l’ultima prova... Delman li richiama alla serietà, ricordando che spesso la vittoria è figlia di grandi lutti (per spiegarlo impiega la quinta di Beethoven) ed è comunque sempre minacciata (dalle due drammatiche cadute del pur trionfalistico finale).

Ora ci aspetta Il nuovo mondo...
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(2. Continua)

11 giugno, 2020

Time-out: Delman - Le magnifiche sei (1)


Nell’attesa che riprenda il... campionato, ecco un amarcord che ci riporti nell’atmosfera agonistica. E così, quale simpatizzante e (ansioso, per il futuro) frequentatore de laVerdi, mi pare appropriato il ricordarne il fondatore Vladimir Isaakovič Del'man (Volodia per gli amici, primo fra i quali tale Luigi Corbani, da lui convinto a buttarsi in quell’impresa disperata, quanto entusiasmante, rappresentata oggi dall’orchestra milanese).

Lo faccio, in barba a copyright&affini, pubblicando in clandestinità tutte le sei puntate sinfoniche del ciclo Ciajkovski che Delman incise (grazie a mamma-RAI) alla fine degli anni ’80. Il ciclo fu messo in onda nel 1994, proprio l’anno della prematura scomparsa del maestro, ma non ve n’è traccia negli archivi online dell’emittente di Stato. Su youtube se ne trovano quattro su sei (escluse 2 e 6) ma in ordine sparso e d’altra parte il cofanetto dei 6 DVD (prodotto da RAI e laVerdi nel decennale della scomparsa di Delman) è quasi introvabile, salvo qualche copia ancora disponibile al book-shop di largo Mahler; così spero che nessuno si faccia vivo con intimidazioni censorie.


In realtà, oltre e più che Ciajkovski e le sue sei sinfonie, il ciclo ha come protagonista assoluto proprio Delman, con la sua incrollabile fede nella musica come essenza fondante della vita stessa (La musica viene prima del mondo, ebbe a sentenziare il sommo Quirino Principe). Le sei puntate ciajkovskiane ci mostrano appunto un uomo che coniugava la ferrea disciplina (lo sfogo sulla puntualità che apre la serie - ed è solo... il primo di una serie! - è davvero memorabile) allo smisurato amore per la capacità (unica) della musica di evocare ogni più diverso moto dell’animo umano. Qualcuno potrà forse imputargli astrattamente eccessi di drammatizzazione, ma nel caso delle sinfonie di Ciajkovski credo che ogni eccesso sia assolutamente giustificato.
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Qualche elementare avvertenza tecnica: ciascuno dei 6 DVD è ovviamente auto-caricante e contiene un indice che serve a spostarsi direttamente sui vari movimenti della sinfonia; per semplicità ho estratto da ciascuno soltanto i 4 componenti del video (che non corrispondono assolutamente ai movimenti, e hanno tutti durata fissa di 16’13”  ed occupazione di circa 450 MB - i primi tre - e di poco inferiore, il quarto); li ho poi convertiti da .VOB a .MP4 e riuniti in un unico file (di circa 1,5GB). Si tenga presente che i contenuti sono editati non secondo la consuetudine seguita per normali rilasci, ma ai fini di produrre una trasmissione televisiva: sono perciò costituiti da un mix fra sala da concerto e sala prove, più immagini e suoni di ambientazione esterna; inoltre, spesso la musica è commentata da esternazioni del Direttore.   

Quanto agli esecutori, vi sono impegnate tre orchestre giovanili: Conservatorio di Mosca (1-6); Conservatorio di Milano (2-4) e Carnegie Mellon di Pittsburgh (3-5). A fare da trade-union sono le spalle (tutte in quota-rosa, per la cronaca) che sono presenti in tutti i concerti, alternandosi sulle sedie di concertino e seconda fila. Le ritroveremo alla fine dell’avventura, a scambiarsi complimenti, baci e abbracci.
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Cominciamo quindi con la prima delle sei puntate, che vede protagonisti i giovani del Conservatorio Ciajkovski di Mosca. Aperta da un iroso pistolotto di Delman per il ritardo con cui inizia una prova, dovuto, sembrerebbe, non tanto ai giovani musicisti, ma a qualche manchevolezza dell’organizzazione.

Il sottotitolo Sogni d’inverno fu indicato dallo stesso Autore, ma senza ulteriori dettagli esplicativi, e Delman - rivolto ai suoi due assistenti - lo interpreta come l’eterno viaggio dell’Uomo, naturalmente portato a muoversi, sempre teso verso nuovi orizzonti, in un cammino irto di ostacoli e imprevisti.

L’Adagio cantabile (Terra oscura e nebbiosa) evoca in realtà ogni luogo della terra dove l’Uomo è infelice. Dopo il Pochissimo più mosso, dove il secondo soggetto è esposto da clarinetto e primi violini, seguiti da flauti e oboi, c’è una sospensione, seguita dal tremolo degli archi che salgono dal RE# al FA# e al RE# superiore: l’immagine passa dalla sala-concerto alla sala-prove e si sente Delman chiedere invano per tre volte: c’è qualcuno? ...no, non c’è nessuno. E subito il corno attacca stentoreamente il desolato tema principale e le immagini mostrano Delman solo, nella città deserta o spaesato in mezzo ad una folla anonima, prima che il movimento si chiuda mestamente.

Nell’intervallo della prova Delman accenna al tema dello scherzo e poi a quello del trio, quindi sceneggia platealmente la drammatica chiusura del movimento (i perentori rintocchi del timpano) calpestando una rosa; immagine che tornerà alla fine dell’esecuzione in sala. 

L’Andante lugubre che apre il finale è commentato da Delman con: cosa deve fare l’Uomo? E la risposta è nel trionfale Allegro Maestoso in SOL maggiore che chiude la Sinfonia, destando l’ammirazione del Maestro verso questi giovani sovietici (! l’URSS era ancora in piedi, per quanto ormai barcollante) che sembrano avere - proprio come lui! - Ciajkovski nel sangue.
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04 giugno, 2020

Mutazioni genetiche


Allora: pare che quel pericoloso caimano che ha infestato per tre mesi le nostre città e valli (parlo soprattutto della Lombardia) mietendo vittime a migliaia, si sia miracolosamente auto-degradato ad innocente e simpatica lucertolina, che oggi non impaurisce nemmeno i bambini paurosi.

Così, finita - dicono alcuni generali - anche questa guerra, per unire i concetti di mesto ricordo delle vittime del caimano e di miracolosa sua metamorfosi, ascoltiamo un po’ di musica che si adatta alla circostanza: quella che scrisse Richard Strauss In Memoriam (qui una versione preliminare per settetto) il 12 aprile 1945, a WWII ormai prossima alla fine.

Così come allora, anche oggi c’è poco da festeggiare, ma solo da rimboccarsi le maniche per rimetterci in piedi dopo la tragedia, sperando che essa ci abbia insegnato qualcosa...