che bonisoli ce la mandi buona

05 settembre, 2016

Gergiev riporta il Marinsky in vacanza a Rimini

  
Non è la prima volta che la Sagra riminese ospita l’Orchestra del Marinsky guidata dal suo ormai storico capo Valery Gergiev. Ricordo la loro prima ed ormai lontanissima visita (era l’epoca del funerale dell’URSS!) per una strepitosa Sesta di Mahler. Qui Gergiev racconta dei suoi precedenti rapporti con la Sagra, senza risparmiare critiche all’andazzo tutto italiano che caratterizza la musica cosiddetta colta.  

Ieri il programma era tutto patriottico, pur con le due facce del patriottismo: il russo Ciajkovski che guardava all’occidente come ad un modello, e l’ukraino Prokofiev che si era illuso – poveretto! - che il modello fosse invece l’Unione Sovietica di Stalin...
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Si apre con 5 numeri che Gergiev ha estratto dalle prime due Suite di Romeo&Giulietta, ciascuna delle quali comprende 7 numeri, in sequenza difforme da quella dell’azione del balletto dal quale detti numeri sono presi con piccole manipolazioni; chi è interessato ad una tabella di corrispondenza fra numeri delle suite e numeri del balletto la può trovare all’interno di questo mio precedente commento; lo specchietto che segue riassume invece ciò che si è potuto ascoltare ieri:

titolo
suite–n°
balletto–n°-titolo
Montecchi e Capuleti
2 – 1a
     1b
 7 (Il Principe emana l’ordine) +
13 (Danza dei Cavalieri)
Frate Lorenzo
2 - 3
28 (Romeo e Frate Lorenzo)
Maschere
1 - 5
12 (Maschere)
Romeo alla tomba di Giulietta
2 – 7a
     7b
51 (Funerale di Giulietta)
52 (Morte di Giulietta) incipit
Morte di Tebaldo
1 – 7a
     7b
     7c
33 (Tebaldo e Mercuzio lottano) +
35 (Romeo decide di vendicare la morte di Mercuzio) + 36 (Finale Atto II)

Ribadisco una mia convinzione già più volte espressa: si tratta di musica talmente bella che qualunque mix ci si inventi (anche pescando a caso fra i 52 numeri del balletto) il risultato è garantito. Ciò spiega il proliferare di incisioni ed esecuzioni che ciascun Direttore personalizza a suo piacimento.

Il brano serve proprio come biglietto da vista per gli ex-leningradesi, tutti, maestro in testa, in tenuta... vacanziera (camiciole scure fuori dai pantaloni) con l’unica eccezione del Konzertmeister che, per farsi riconoscere, come non bastasse la sua candida e sferica capigliatura, ha anche indossato camicia bianca e giacca nera.
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Alexander Buzlov ha vinto lo scorso anno il prestigioso Premio Ciajkovski, quindi è quanto meno un astro emergente nel panorama violoncellistico, che nel mondo russo-sovietico ha annoverato stelle di prima grandezza, a cominciare dal sommo Rostropovich. E le Variazioni Rococò sono senza dubbio un test più che arduo, prova ne sia che fu un famoso violoncellista (Wilhelm Fitzenhagen, dedicatario dell’opera e docente, quindi collega di Ciajkovski, al Conservatorio di Mosca) a darle la forma che storicamente è divenuta quella standard.

In anni recenti è però tornata alla ribalta la versione originale (chi fosse interessato ad una breve disamina delle differenze - non piccole, in effetti, che mostrano diversi pro-e-contro - fra le due versioni può dare un’occhiata a quanto scrissi in proposito qualche anno fa) versione che, a giudicare dalla presentazione sul booklet della Sagra, pareva dovesse essere quella scelta anche da Buzlov. Il quale invece è andato sul sicuro, fidandosi più di Fitzenhagen che di Ciajkovski, soprattutto perchè la versione del primo si chiude con la variazione più virtuosistica e trascinante, il che garantisce sempre grandi applausi ed ovazioni. Così è stato anche ieri e così Buzlov - che vi ha sciorinato tutto il suo talento - e l’orchestra, l’hanno ripetuta come bis.
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Il gran finale del concerto era occupato dalla Quinta di Prokofiev (qui gli stessi interpreti di ieri). Sinfonia composta in piena guerra (1944, prima esecuzione sabato 13 gennaio 1945) e carica di significati scoperti e ambigui insieme. Gergiev, che l’ha diretta come ormai sua abitudine con lo... sfarfallìo delle dita, ne ha messo in risalto tutti i minimi dettagli e i suoi lo hanno bellamente assecondato, dai momenti sereni a quelli cupi, a quelli esilaranti.   

Siamo ancora in estate e così per mandarci a nanna ci viene propinato come bis lo Scherzo del mendelssohn-iano Sogno!
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Bene, per quanto mi riguarda finisce qui l’estate romagnol-marchigiana, principiata nell’ormai lontano giugno (a ben pensarci era ancora primavera!) a Ravenna e passata poi per il ferragostano ROF: ora si rientra nella metropoli e (purtroppo per me) non in tempo per godere della visita dei bavaresi con Petrenko-Damrau alla Scala... pazienza, al Piermarini si tornerà la prossima domenica per (speriamo) godere di un’altra visita ormai abituale a inizio settembre, quella de laVERDI!

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