che bonisoli ce la mandi buona

03 novembre, 2017

laVerdi 17-18 – Concerto n°5


Il Requiem di Verdi è (con la Nona beethoveniana) uno dei due tradizionali appuntamenti fissi della stagione principale de laVerdi, che ha l’occasione di impegnarci l’intero suo organico strumentale e vocale. Quest’anno la bacchetta che guida orchestra e coro in entrambi gli appuntamenti fissi è quella di Elio Boncompagni, che ritroveremo sul podio dell’Auditorium anche nelle prossime settimane, chiudendo l’anno appunto con la Nona.

Il Requiem (si sa) era stato originariamente pensato da Verdi come una Messa funebre per Gioachino Rossini, che aveva impegnato alcuni musicisti a comporne le diverse sezioni. Per combinazione proprio fra qualche giorno quella Messa, mai eseguita a suo tempo e riportata alla luce solo a fine ‘900, sarà presentata alla Scala da colui che è tuttora Direttore Onorario de laVerdi, con la quale interpretò il Requiem in quattro stagioni consecutive, a partire dal 2001.
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Il quartetto dei solisti si è assestato soltanto all’ultimo momento, con la sostituzione di Tiziana Carraro con Cristina Melis; ma già da tempo era cambiato anche il tenore: Matteo Lippi, al posto dell’originariamente annunciato Antonio Gandia; con loro il soprano argentino Virginia Tola e il basso Dario Russo. Un quartetto comunque ben assortito, che ha dignitosamente figurato: tutte voci bene impostate e dotate di discreta potenza (forse alla Melis manca qualche decibel...) ma soprattutto di sensibilità di accenti e sfumature.

Il Coro di Erina Gambarini ancora una volta sugli scudi, specie nei momenti di massimo raccoglimento religioso, con passaggi in pianissimo davvero emozionanti. Orchestra – disposta con le viole a sinistra, cosa non nuova per Boncompagni, e imitata di recente da Caetani - sui suoi standard di qualità (perdoniamo una sgradevole stecca di una tromba all’attacco del Tuba mirum) che ha ben assecondato la lettura del Direttore.

Al quale la veneranda età (84 anni, ma portati alla grande) permette di identificarsi con quella pietas che dovette ispirare il 63enne Verdi di fronte alla scomparsa di un grande italiano: il suo Requiem ne è pervaso da cima a fondo, e quindi ancor più drammatici si stagliano su essa i tellurici scoppi del Dies Irae, ma anche le terrificanti implorazoni del Domine, Domine, Libera me.

Auditorium pieno come un uovo, che ha tributato lunghe ovazioni a tutti.

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