che bonisoli ce la mandi buona

01 settembre, 2017

La prestigiosa Academy a Rimini


Purtroppo orfana del suo leggendario fondatore, la prestigiosa Academy of St.Martin in the Fields ha inaugurato la serie dei concerti sinfonici della 68a edizione della riminese Sagra musicale malatestiana, una delle proposte estive più longeve nel panorama italico (è infatti più anziana della stessa Academy!) Da qualche anno qui si suona e si ascolta nella Sala della Piazza del (quasi) nuovo Palazzo dei Congressi, all’interno del quale è pure presente un auditorium ad anfiteatro, che evidentemente ha però una capienza di meno di un terzo di quella dell’enorme stanzone che ospita i concerti della Sagra, che gli viene quindi preferito.

Il programma – come è di prammatica in queste occasioni, che sanno molto di kermesse - non poteva non essere dei più abbordabili, presentando due pezzi inflazionati come pochi. Ma l’altoparlante ne ha annunciato un terzo, che ha aperto fuori locandina la serata: Egmont-Ouverture (si comincia quindi come si dovrebbe finire - ma non si finirà... - con Beethoven).

L’Orchestra è la dimostrazione di come si possano suonare anche pezzi difficili senza un Direttore: così tocca al leader, Harvey de Souza, dare il LA ai colleghi per un’esecuzione di tutto rispetto. La compagine è assai ridotta: fiati quanto basta e archi all’osso (6 violini primi, 4 celli e 2 bassi, per dire...) ma mostra di saper anche produrre le eroiche sonorità beethoveniane.

Ecco poi Daniel Hope arrivare per il più classico dei concerti per violino, l’Op.64 di Mendelssohn. Che lui esegue proprio con la leggerezza degli elfi del Sogno, quasi sfiorando le note del capolavoro del genio di Lipsia. Esecuzione davvero straordinaria, la sua. Poi, al momento del bis, l’omaggio di un cittadino del Commonwealth alla Principessa più amata in Albione, nell’anniversario della tragica scomparsa: così il bis (la raveliana Kaddish) è in sua memoria.

Ha chiuso degnamente la serata ufficiale la Pastorale di Beethoven (sempre senza Direttore, con l’Orchestra trascinata da de Souza). Sonorità vuoi delicatissime (primi due tempi) vuoi tonitruanti (il temporale) e infine nobili e quasi religiose (il finale ringraziamento). Una sesta come capita davvero raramente di ascoltare.

de Souza ringrazia in italiano e concede anche un bis con i soli archi: il walzerino dalla Serenata op.48 di Ciajkovski (qui Marriner a 9’15”). Poi saluta col classico cenno della bevuta, tutte le coppie si abbracciano come nelle migliori famiglie e noi ce ne torniamo a casa contenti.      


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