che bonisoli ce la mandi buona

13 aprile, 2016

Revival caselliano a Torino. 1

 

Il Regio torinese ospiterà nei prossimi giorni (prima il 14/4 ore 20, diretta su Radio3 e RAI5) La donna serpente di Alfredo Casella. Dopo la Volpina di Janáček, questa è la seconda delle tre fiabe (seguirà Pollicino di Henze) che il Teatro ha messo nel cartellone 2015-2016. Si tratta di una coproduzione con Valle d’Itria, già presentata a Martinafranca nel 2014, con l’allestimento di Arturo Cirillo.  

Con comprensibile fierezza per aver dato i natali ad una delle principali figure della musica italiana del ‘900, Torino ha per l’occasione organizzato un Festival Casella, che contempla una lunga serie di manifestazioni ed eventi a contorno delle cinque recite dell’opera.

Opera venuta alla luce a cavallo degli anni ’20-’30 dello scorso secolo, quindi coeva – cito solo alcuni titoli - di Lulu (Berg), Da una casa di morti (Janáček), Il Re (Giordano), Arabella (Strauss) e della Lady di Shostakovich. Se si escludono Strauss (ostinatamente rivolto verso il glorioso ‘800) e Giordano (che proprio e solo con la sua ultima opera si distanziò dalla moda verista) gli altri autori erano, ciascuno a modo suo, alla ricerca di vie nuove da battere. Ecco, Casella, in questa che è di fatto la sua prima e principale opera, ha riversato il suo concetto di modernità basato sulla presa di distanza dagli eccessi drammatici che avevano caratterizzato il teatro musicale, a partire dal periodo romantico e giù giù fino al verismo. Così è solo la musica ad occupare tutto lo spazio, nelle sue manifestazioni più diverse e genuine: a ciò risponde perfettamente la scelta del soggetto, una fiaba allo stato puro, priva di qualunque morale, di significati più o meno sotterranei e di riferimenti espliciti o impliciti ai casi della vita.               

L’opera condivide con La cena delle beffe di Giordano, in programmazione in questi stessi giorni alla Scala e distante le mille miglia sul piano artistico, lo stesso destino: essere finita nel dimenticatoio. Come dimostra il fatto che (in attesa della pubblicazione di un CD-DVD da Martinafranca, o prossimamente dal Regio) l’unica incisione dell’opera apparentemente in circolazione sembrerebbe un riversamento di una rara esecuzione RAI del 1959. Il libretto di Lodovici è a sua volta di difficile reperimento, in rete se ne trova soltanto un esemplare in forma dattiloscritta, evidentemente ancora in abbozzo (il finale in particolare è assai diverso dalla versione definitiva) con correzioni di pugno di Casella! Ho cercato di renderlo passabilmente leggibile e l’ho caricato a questo indirizzo: la qualità è quella che è, di certo il programma di sala del Regio lo riporterà in forma ben migliore, ma per ora, in mancanza di meglio, il documento può servire a chi volesse... fare un po’ di compiti a casa, ecco.

(1. continua)

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